Plastica negli oceani: la startup italiana Ogyre riconosciuta dall’ONU per la lotta all’inquinamento marino

La piattaforma di Fishing for Litter entra ufficialmente tra i progetti sostenuti dalle Nazioni Unite per la salvaguardia degli oceani

Entro il 2050, negli oceani potrebbe esserci più plastica che pesci. Di fronte a questa prospettiva, l’italiana Ogyre ha scelto la strada dell’azione concreta, conquistando un riconoscimento di peso: è la prima piattaforma globale di Fishing for Litter ad aver ottenuto l’endorsement dell’Ocean Decade, il programma decennale delle Nazioni Unite dedicato alla sostenibilità marina.

Le 10 sfide che guidano il ‘decennio dell’Oceano’. https://oceandecade.org/

Un risultato che premia oltre tre anni di lavoro sul campo e un modello replicabile: dal 2021, la startup con sede a Bogliasco ha rimosso 887 tonnellate di rifiuti marini e costieri, coinvolgendo oltre 130 pescatori locali tra Italia, Brasile, Indonesia e Senegal. Con una particolarità: le retribuzioni giornaliere sono tre volte superiori al salario minimo locale.

Blockchain e trasparenza: ogni rifiuto tracciato dal mare allo smaltimento

La chiave del sistema Ogyre sta nella tracciabilità. Ogni operazione di raccolta viene registrata su blockchain, rendendo verificabile l’intero processo: dal recupero in mare alla destinazione finale del rifiuto, che sia riciclo o termovalorizzazione. Un approccio che ha evitato l’emissione di oltre 460 tonnellate di CO₂ e generato più di 407.000 kWh di energia pulita.

La piattaforma permette anche alle imprese di certificare progetti di sostenibilità aziendale collegati agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU. Ad oggi sono oltre 200 i brand che hanno aderito all’iniziativa.

“Il lavoro di Ogyre dimostra come innovazione e leadership delle comunità possano accelerare i progressi verso un oceano libero dall’inquinamento”, ha dichiarato Alison Clausen, vice coordinatrice dell’Ocean Decade.

Dati contro l’emergenza: nasce una banca dati sull’inquinamento marino

Ma Ogyre non si limita alla pulizia. Pesando e catalogando i materiali recuperati, la startup ha costruito una delle più importanti banche dati sull’inquinamento marino nelle aree operative. Informazioni preziose per comprendere origine, distribuzione e impatto dei rifiuti negli ecosistemi costieri.

Un approccio che risponde a tre delle sfide centrali dell’Ocean Decade: contrastare l’inquinamento marino, proteggere biodiversità ed ecosistemi, sviluppare un’economia oceanica sostenibile ed equa.

L’Italia e l’economia blu: un potenziale da 3.000 miliardi ancora inespresso

Con il 70% del pianeta coperto dagli oceani, la blue economy potrebbe valere fino a 3.000 miliardi di dollari entro il 2030. Eppure in Italia la valorizzazione di questo settore procede a rilento. Basti pensare che fino al 2022 i pescatori non potevano legalmente portare a terra i rifiuti raccolti accidentalmente durante le battute di pesca.

“Ogyre rappresenta l’unica realtà italiana riconosciuta dall’Ocean Decade per la propria missione contro la plastica in mare”, sottolinea Andrea Faldella, CEO e co-fondatore della startup. “Un problema che nella Penisola ha ancora poca attenzione. Questo traguardo ci permetterà di sensibilizzare un numero sempre maggiore di aziende e privati, supportando le nostre azioni in tutto il mondo”.

Un modello che unisce ambiente, tecnologia e giustizia sociale

Il riconoscimento ONU certifica l’efficacia di un modello che intreccia innovazione tecnologica, inclusione sociale e trasparenza. La salute degli oceani è cruciale per il futuro del pianeta, ed esperienze come quella di Ogyre dimostrano che la sostenibilità deve essere interpretata non come costo procastinabile, ma come investimento strategico e urgente.

Dalla Liguria al mondo, con una flotta globale e una rete crescente di comunità e imprese, Ogyre continua a provare che anche dalla plastica può nascere un cambiamento, se viene ripescata.

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