Aria, il diritto di tutti di respirare ‘pulito’

E' un elemento della Natura del quale non possiamo fare a meno. Respirare aria pulita, tutti in egual modo, su questo pianeta, dovrebbe essere un diritto fondamentale, eppure è molto trascurato. Si stima che annualmente muoiano nel mondo 9 milioni di persone a causa dell'inquinamento.

Ella Roberta Adoo-Kissi-Debrah, aveva solo 9 anni quando, nel febbraio del 2013, è morta a seguito di un attacco asmatico a Lewishaw, nella periferia sud-est di Londra.

Ella viveva a pochi metri da una delle arterie più trafficate della capitale britannica, la South Circular Road.

Dopo una lunga e sofferta battaglia legale condotta dalla madre, lo scorso dicembre, per la prima volta nella storia giudiziaria, la Southwark Coroner’s Court ha stabilito che l’inquinamento atmosferico di quella zona di Londra è stata una causa determinante per la morte della bambina (“the air pollution made a material contribution to her death”).

Ella è dunque morta a causa di una crisi respiratoria aggravata dall’esposizione quotidiana a livelli di biossido di azoto molto alti, tipici delle strade trafficate cittadine.

Rosamund Adoo-Kissi-Debrah, la madre di Ella Roberta la bambina morta a Londra a causa dell'inquinamento
Rosamund Adoo-Kissi-Debrah, la madre di Ella Roberta ha fondato la Ella Roberta Family Foundation, organizzazione che ha lo scopo di migliorare la vita dei bambini affetti da asma nel sud-est di Londra e aumentando la consapevolezza del diritto fondamentale di tutti respirare aria pulita. – http://ellaroberta.org/

Il diritto di respirare aria pulita

La sentenza su Ella Adoo-Kissi-Debrah pone un precedente giudiziario storico e la diffusione del suo contenuto rappresenta un’occasione fondamentale per far conoscere a tutte quelle famiglie che vivono nelle medesime condizioni le conseguenze letali che l’inquinamento atmosferico può provocare alla loro salute.

Nel corso del procedimento penale innanzi alla London Inner South Coroner’s Court è emerso che la madre di Ella, all’epoca dei fatti, non era a conoscenza di quanto l’inquinamento atmosferico avrebbe potuto aggravare la salute già fragile della figlia.

Proprio in relazione a questo aspetto, nel Rapporto del 2019 a firma dello UN Special Rapporteur on Human Rights and Environment “The Right to Breathe Clean Air” viene drammaticamente rilevato che l’impatto dell’inquinamento atmosferico sia nettamente maggiore sulla popolazione più vulnerabile, che vive in povertà e in condizione abitative precarie (“air pollution disproportionately harms poor people and poor communities”).

Infatti, proprio questo segmento di popolazione spesso non può o non sa come accedere all’informazione e quindi rimane vittima dell’inquinamento atmosferico a causa della mancata consapevolezza dei rischi che questo comporta per la propria salute, e della mancata conoscenza delle cure sanitarie eventualmente disponibili.

Quali sono le norme attualmente vigenti che tutelano il nostro diritto alla salute e in particolare il diritto respirare aria pulita?

Delhi è la città con la qualità dell’aria peggiore al mondo, respirare la sua aria equivale a fumare 50 sigarette al giorno. Ventuno delle prime 30 città peggiori al mondo per inquinamento atmosferico sono in India. (https://www.iqair.com/us/world-air-quality-report)

La normativa sulla qualità dell’aria

La normativa europea in materia di qualità dell’aria poggia su tre pilastri.

Il primo comprende le norme stabilite nelle direttive in materia di qualità dell’aria ambiente per l’ozono troposferico, il particolato, gli ossidi di azoto, i metalli pesanti pericolosi e una serie di altre sostanze inquinanti (Direttive 2004/107/CE e 2008/50/CE).

Il secondo comprende gli obblighi nazionali di riduzione delle emissioni stabiliti nella direttiva sui limiti nazionali di emissione per i principali inquinanti atmosferici transfrontalieri: biossidi di zolfo, ossidi di azoto, ammoniaca, composti organici volatili non metanici e particolato (Direttiva 2016/2284 – “direttiva NEC”).

Il terzo comprende le norme in materia di emissioni per le principali fonti di inquinamento, da quelle prodotte dai veicoli e dalle navi a quelle dei settori dell’energia e dell’industria.

In aggiunta, vi è un ampio progetto legislativo dedicato denominato “Pacchetto Aria pulita”, pubblicato dalla Commissione Europea, che mira a ridurre sostanzialmente l’inquinamento atmosferico in tutta l’UE.

La strategia proposta stabilisce obiettivi per ridurre gli impatti dell’inquinamento atmosferico sulla salute e sull’ambiente entro il 2030 e contiene proposte legislative volte ad attuare norme più severe in materia di emissioni e di inquinamento atmosferico.

Stato “avanzamento lavori”

Nonostante a livello europeo siano ormai numerose e corpose le previsioni legislative vincolanti per gli Stati membri, la qualità dell’aria è ancora allarmante al punto da rappresentare il pericolo più temuto per la salute dell’uomo e per l’intero ecosistema.

Infatti, nel novembre del 2019, la stessa Commissione Europea ha rilevato nel proprio “Fitness Check of the Ambient Air Quality Directives” che le direttive sono state solo parzialmente efficaci per il miglioramento della qualità dell’aria (“partially effective in improving air quality, but not fully effective”).

A gennaio di quest’anno, nella Relazione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni (“Seconde Prospettive in materia di aria pulita”) la Commissione Europea ha nuovamente constatato che “nonostante negli ultimi decenni nell’UE le emissioni della maggior parte degli inquinanti atmosferici siano diminuite, l’inquinamento atmosferico continua a rappresentare un problema significativo. Nell’UE l’inquinamento atmosferico è complessivamente responsabile ogni anno per circa 400.000 morti premature, e dell’esposizione all’eutrofizzazione di circa due terzi della superficie dell’ecosistema.”

E ancora.

“L’inquinamento atmosferico rappresenta ancora il primo rischio sanitario ambientale nell’UE: è causa di malattie croniche e gravi come asma, problemi cardiovascolari e cancro ai polmoni, nonché motivo di grave preoccupazione per i cittadini dell’UE sia per l’ambiente sia per la salute.”

Linee guida OMS per la qualità dell’aria

Nel settembre del 2021, è intervenuta anche l’Organizzazione Mondiale della Salute pubblicando linee guida globali per la qualità dell’aria, in particolare in relazione al particolato (PM2,5 e PM10), ozono, biossido di azoto, anidride solforosa e monossido di carbonio, con l’obiettivo di:

1. fornire raccomandazioni basate sull’evidenza sotto forma di livelli AQG, fra cui la formulazione della funzione concentrazione-risposta in relazione a parametri di salute fondamentali, per PM2,5, PM10, ozono, biossido di azoto, anidride solforosa e monossido di carbonio. Questi inquinanti sono stati scelti per la loro importanza a livello globale. Tuttavia, questa scelta non implica che gli altri inquinanti atmosferici siano irrilevanti

2. fornire obiettivi intermedi volti a orientare gli sforzi di riduzione verso il raggiungimento finale e tempestivo dei livelli AQG per i paesi che superano sostanzialmente questi livelli.

3. fornire valutazioni qualitative sulle buone pratiche per la gestione di alcuni tipi di PM (cioè il particolato carbonioso o carbonio elementare (BC/EC)3), il particolato ultrafine (UFP)4 e le particelle originate da tempeste di sabbia e polvere (SDS)) per i quali le informazioni disponibili non sono sufficienti per ricavare i livelli AQG, ma che indicano comunque un rischio.

A conferma di ciò, anche l’AEA (Agenzia Europea dell’Ambiente) nella sua ultima valutazione annuale ha rilevato che l’esposizione al particolato fine ha causato circa 417.000 morti premature in 41 paesi europei.

Solo nel 2021, il particolato fine PM2.5 ha superato le concentrazioni medie annuali 5 volte di più rispetto alle raccomandazioni OMS.

Alla luce di questi dati sconfortanti, la Commissione Europea è oggi impegnata a revisionare tutte le direttive sulla qualità dell’aria, al fine di adattare gli standard in esse contenute (risalenti ormai a quasi 20 anni fa) alle più recenti e stringenti linee guida globali dell’OMS e di vincolare maggiormente gli Stati Membri ad adottare piani di qualità dell’aria più efficaci e nel più breve tempo possibile (“The objective of the initiative is to further enhance the EU air quality legislation to avoid, prevent or reduce the harmful effects of air pollution on human health and the environment, in line with the European Green Deal’s zero pollution ambition.”)

Sanzioni all’Italia

Proprio l’Italia rientra nella classifica dei Paesi più inquinanti a livello atmosferico, con sforamenti di tutti i valori limite.

L’agenzia Europea dell’Ambiente stima quasi 50.000 decessi prematuri soltanto nel nostro paese, ogni anno.

L’Italia è stata sanzionata più volte dall’Europa, l’ultima nel novembre del 2020 quando, a seguito del ricorso per inadempimento ex art. 258 TFUE (la cosiddetta “procedura per infrazione”), la Corte di Giustizia ha condannato l’Italia per aver superato il valore limite delle concentrazioni di particelle inquinanti, in modo continuato, dal 2008 al 2017.

Nuovi strumenti a tutela della qualità dell’aria

Ebbene, se gli interventi legislativi europei risultano essere ancora insufficienti per gestire la crisi causata dall’inquinamento atmosferico e se proprio il nostro Paese si è reso responsabile di aver superato continuativamente i valori-limite consentiti dalle direttive europee, quali sono gli ulteriori strumenti che possono essere attivati oggi per proteggere, nel modo più rapido ed efficace possibile, la nostra salute e quella dell’ambiente?

Innanzitutto, un ruolo chiave è quello dei giudici dei tribunali nazionali che nelle proprie decisioni, attraverso nuovi orientamenti giurisprudenziali, possono tutelare l’aria, quale elemento costitutivo della Natura, da intendere quale vero e proprio soggetto di diritto degno di protezione, al pari delle persone fisiche e giuridiche.

Alla luce della recente riforma degli articoli 9 e 41 della Costituzione – quest’ultimo ora stabilisce che “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali” – anche le imprese hanno un ruolo chiave.

Infatti, le attività economiche non solo non devono svolgersi in modo da non recare danno all’ambiente, ma sono oggi chiamate a prevedere ed inglobare anche finalità di beneficio comune, sia a livello sociale che ambientale. Si ricorda infatti che tra le fonti più significative dell’inquinamento atmosferico vi sono le attività industriali, gli allevamenti intensivi e l’agricoltura.

Nel quotidiano, poi, ci siamo noi, singoli cittadini, che senza dubbio possiamo contribuire al miglioramento della qualità dell’aria attraverso accorgimenti che modificano le nostre abitudini di vita (come per esempio ridurre l’utilizzo dell’energia elettrica e acqua, privilegiare i mezzi pubblici, la bicicletta o mezzi di trasporto elettrici, ridurre il consumo di alimenti di origine animale e così via).

Milano, la città con la peggiore aria in Italia. Per fortuna aumenta il numero di persone che usa biciclette, monopattini elettrici, car sharing e mezzi pubblici, tutte buone pratiche di mobilità che aiutano a ridurre l’inquinamento.

Il ruolo dei cittadini per la difesa dell’aria

Ma non solo. Forse non tutti sanno che anche noi cittadini, in prima persona, possiamo contribuire a combattere questa grave minaccia, stimolando l’intervento e il monitoraggio delle autorità competenti.

Infatti, abbiamo la facoltà di segnalare alle autorità fenomeni di inquinamento, senza particolari formalità, anche in forma anonima, mediante appositi servizi telefonici e telematici.

In ogni regione italiana, è istituita una apposita agenzia per la protezione dell’ambiente e sono stabilite territorialmente le regole per presentare esposti formali e non in materia ambientale, solitamente vengono trasmesse al Comune della zona interessata, alle Forze dell’Ordine ovvero al comando dei Vigili Urbani (ad esempio, per la Regione Lombardia si legga qui).

Dunque, la cura di questo male risiede proprio nella nostra partecipazione corale in quanto siamo tutti responsabili e stakeholder (ossia portatori di interesse) – governi, parlamenti, tribunali, imprese e cittadini.

Tutti, congiuntamente, possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo per proteggere e migliorare la salute dell’intero Pianeta.

Avv. Francesca Gardella – Freebly, prima società benefit tra avvocati

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