CSDDD, ecco la versione approvata dal Consiglio europeo

Venerdì 15 marzo, potrebbe diventare una data da ricordare. La CSDDD apre la strada a un nuova responsabilità aziendale

Ce la fa, non ce la fa. Nell’articolata e abbondante produzione di norme e linee guida UE che ha investito nell’ultimo anno le aziende rispetto ai temi ESG, la CSDDD o CS3D, è stata tra le più travagliate. Sembrava oramai arenata, ma venerdì 15 marzo gli Stati membri dell’UE si sono espressi positivamente e hanno dato il loro sostegno a una direttiva senza precedenti, che mira a incentivare un comportamento aziendale improntato alla sostenibilità e alla responsabilità, che integra le considerazioni sui diritti umani e sull’ambiente nelle operazioni e nelle politiche aziendali. Le nuove norme mirano a garantire che le imprese assumano la piena responsabilità degli impatti negativi derivanti dalle proprie attività.

Naturalmente, in quanto direttiva europea essa non può obbligare direttamente le aziende, ma vincola gli Stati membri a recepire nel proprio ordinamento le norme necessarie.

La versione approvata è stata oggetto di revisioni rispetto alla formula originale ed è stata ristretta la sua portata, che è passata dal riguardare quasi 17mila aziende a circa 5400. Tuttavia, anche in questa versione, la sua approvazione è stata accolta con grande favore da molte organizzazioni ambientali e sociali come Oxfam e Amnesty International, in quanto responsabilizza in maniera molto marcata il dovere di vigilanza delle aziende rispetto alla propria catena di fornitura. Per fare un esempio molto semplice: un’azienda europea che per esempio vende vestiti dovrà accertarsi che il suo fornitore, che magari sta in Bangladesh, non produca violando i fondamentali diritti umani.

Cosa comporta la CSDDD per le aziende e perchè è stata osteggiata?

Facile capire perché non sia stato facile approvare questo tipo di direttiva che introduce dei doveri proprio in capo agli amministratori delle società interessate. Il tipo di controlli (due diligence) che richiede sono molto impegnativi, hanno costi di transizione (rivedere gli stessi fornitori, i contratti con essi, i codici di condotta, ecc.), espongono a conseguenze amministrative e civili. Naturalmente anche a rischi sulla competitività e sulla reputazione.

Corporate sustainability due diligence, in breve

Il 23 febbraio 2022, la Commissione Europea ha dato il via all’iter di una proposta di direttiva volta a istituire una rigorosa normativa sulla due diligence in materia di sostenibilità per le imprese. Lo scopo primario di tale direttiva è quello di incentivare un comportamento aziendale improntato alla sostenibilità e alla responsabilità, incorporando le considerazioni sui diritti umani e sull’ambiente nelle operazioni e nelle politiche aziendali. Le nuove norme mirano a garantire che le imprese assumano la piena responsabilità degli impatti negativi derivanti dalle proprie attività, sia all’interno che all’esterno dei confini europei, lungo le loro catene del valore.

Per conformarsi alla CSDDD, le aziende dovranno identificare, prevenire, mitigare e rendere conto degli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente all’interno delle loro operazioni, filiali e catena del valore.

Saranno inoltre tenute ad allineare le loro strategie aziendali con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C – il che significa che queste grandi imprese dovranno avere un piano per raggiungere il net-zero.

La proposta di legge prevede per i dirigenti aziendali l’obbligo specifico di integrare la due diligence nella strategia aziendale e di considerare le conseguenze delle loro decisioni in materia di diritti umani, cambiamenti climatici e ambiente.

Le aziende interessate

Sono due i criteri per individuare le aziende che ricadono nel perimetro della CSDDD:

  • 1,000+ dipendenti
  • fatturato oltre i €450 milioni

Anche le aziende non europee, dovranno adeguarsi se rispecchiano tali criteri e hanno significativa parte di business in Europa.

Prossimi passi

Il percorso legislativo non è ancora finito: la CSDD è stata approvata dal Consiglio europeo ed è attualmente in attesa di approvazione da parte del Parlamento. Una volta adottata ufficialmente, gli Stati membri dell’UE avranno due anni di tempo per implementare la direttiva nella legislazione nazionale.

Si tratta di una strada senza ritorno che va anche vista in combinazione con tutte le altre direttive europee (come la CSRD) che chiedono alle aziende di essere più sostenibili sotto tutti gli aspetti. Considerando anche i tempi e i costi della transizione, le aziende dovrebbero domandarsi perché non cominciare subito a prepararsi a rispettare la nuova normativa, trasformandola in una opportunità.

La posizione italiana

L’Italia ha giocato la sua partita nell’approvazione di questa direttiva da parte del Consiglio.

La direttiva sulla due diligence di sostenibilità delle imprese contribuirà a garantire che le catene di approvvigionamento delle principali aziende europee siano il più possibile rispettose dei diritti umani e della sostenibilità ambientale, ha sottolineato in una nota ufficiale, ribadendo che l’Italia ha svolto un ruolo chiave nel realizzare un testo equilibrato ed efficace che sposta l’onere sulle grandi imprese che sono maggiormente in grado di monitorare le proprie catene di fornitura e di contribuire sia a mitigare gli effetti delle attività economiche sul cambiamento climatico sia a tutelare i diritti umani di coloro che sono interessati dall’attività aziendale.

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