Dal petrolio alle soluzioni per il clima, nuova via per l’Arabia Saudita

Il principe regnante dell'Arabia Saudita Mohammed bin Salman annuncia un fondo da 10 miliardi di dollari per combattere le emissioni e affrontare la crisi climatica

Il Paese arabo, principale esportatore di petrolio, insieme ad altri governi intende investire in tecnologie per la cattura, l’immagazzinamento e la trasformazione dell’anidride carbonica (CO2).

Finirà prima la domanda o la disponibilità di combustibili fossili? Difficile dirlo, ciò che è sicuro è che sta finendo l’era del petrolio e i Paesi produttori ne sono sempre più consapevoli. Essi sono anche i Paesi che oggi dispongono di grandi risorse finanziarie, costruite proprio con il petrolio, ed è perciò che l’annuncio fatto lo scorso 25 ottobre 2021 dal principe regnante saudita Mohammed bin Salman (36 anni) è profondamente significativo, egli ha infatti reso noto che l’Arabia Saudita insieme ad altri Paesi creerà un fondo per investire in tecnologie capaci di catturare la CO2 e parallelamente sostenere iniziative capaci di generare carburanti puliti.

L’insieme del progetto, al quale il governo di Riad parteciperà per il 15%, avrà una dotazione di oltre 10 miliardi di dollari e si concentrerà sulle tecnologie capaci di catturare e immagazzinare la CO2 e di trasformarla nel cosiddetto idrogeno blu che rappresenta una delle più valide opzioni per ridurre prima e annullare poi le emissioni nocive alla base del cambiamento climatico.

La notizia è riportata da un articolo pubblicato da Bloomberg Green (qui il testo in inglese) e spiega anche come l’Arabia Saudita intende diventato un centro per la gestione delle emergenze climatiche e per la pesca sostenibile, il principe regnante ha anche reso noto che il suo Paese intende neutralizzare tutte le emissioni che contribuiscono all’effetto serra entro il 2060.

Naturalmente sia l’Arabia Saudita che oggi è il primo esportatore globale di petrolio, sia gli altri Paesi che basano buona parte della loro economia sugli idrocarburi continueranno a produrre il greggio, almeno fino a che, come dicevamo i giacimenti non si esauriranno o la domanda calerà bruscamente.

La presa di posizione è però chiara: se a muoversi sono gli stessi grandi produttori di petrolio che, come detto possono contare su risorse finanziarie consistenti, è forse giunto il momento in cui iniziamo ad assistere al concretizzarsi di un significativo punto di svolta che tutti noi ci auguriamo trovi compimento tra meno di una settimana quando inizia la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico Cop26 a Glasgow. Evento che si pone come momento storico chiave per il futuro del mondo e che dovrà produrre proposte, strategie, impegni, azioni solide e concrete.

Scritto da Emil Abirascid, giornalista direttore di Startupbusiness

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