Meno aerei, più treni: la Francia ci crede

La Francia ha finalmente vietato i voli aerei per i quali è disponibile un’alternativa in treno. Seppure un minuscolo passo, la strada è quella giusta: bisogna incentivare sempre di più il treno come mezzo di trasporto collettivo

Dopo tre anni dal primo annuncio, la Francia ha vietato i primi collegamenti aerei, mettendo fine alle tratte per le quali esistono alternative in treno con tragitti che durino meno di due ore e mezzo. Di fatto, saranno chiuse soltanto tre tratte: quelle tra l’aeroporto di Parigi Orly e Bordeaux, Lione e Nantes, per un totale di meno di 5mila voli all’anno, sui circa 200mila voli totali che ogni anno avvengono nel Paese, e circa 500mila passeggeri su un totale di 16 milioni. Sulla carta, quindi, si tratta di un’ottima iniziativa, che mette in atto un primo passo verso la riduzione dei voli aerei, anche se avrebbe potuto essere decisamente più ambiziosa: la proposta iniziale della Convenzione cittadina per il clima – un organismo creato dal governo francese stesso – infatti, chiedeva la soppressione di tutte le tratte aeree per le quali esiste un’alternativa ferroviaria che duri meno di quattro ore; nonostante ciò, alla fine il Decreto attuativo della normativa ha causato ulteriori passi indietro, applicando numerose deroghe, e riducendo, di fatto, il raggio d’applicazione della nuova legge.

Quanto inquina un volo

La strada che, con questa novità, sta intraprendendo la Francia è comunque quella giusta. L’aereo, infatti, è notoriamente tra i mezzi di trasporto più inquinanti, soprattutto sul breve e medio raggio: se i trasporti in generale rappresentano più del 16% delle emissioni globali antropiche di gas serra, la maggior parte di questa quota è rappresentata proprio dall’aviazione, le cui emissioni dalla metà degli anni Ottanta a oggi sono raddoppiate, spinte (anche) dalla nascita e proliferazione dei voli low cost che, mentre da un lato hanno permesso a milioni di persone di recarsi, magari per la prima volta, all’estero, con il risultato di una crescita culturale e personale e hanno incentivato l’economia legata al turismo, dall’altro hanno incrementato a dismisura l’inquinamento e le altre problematiche legate al turismo di massa.

E se durante la pandemia sembravano tutti impegnati a ridurre il proprio impatto ambientale e a cambiare rotta, appena nel 2022 le emissioni climalteranti di grandi compagnie low cost europee come Ryanair e Wizz Air hanno superato quelle del 2019, di prima, cioè, che intervenissero i blocchi imposti dalla pandemia stessa. Nel corso del 2022, infatti, i voli Ryanair hanno prodotto 13,3 milioni di tonnellate di anidride carbonica, segnando così il primato europeo, mentre Wizz Air ne ha prodotte 3,7 milioni di tonnellate.

Parola magica: intermodalità        

Peggio ancora fanno, ovviamente, i jet privati di cui negli ultimi mesi si è parlato molto; questi voli dei vip sono particolarmente inquinanti non solo perché servono una sola persona o comunque un numero molto limitato di passeggeri, ma anche perché sono molto brevi e, considerando che le fasi più impattanti di un volo sono il decollo e l’atterraggio, questo li rende particolarmente inefficienti sul piano ambientale.

Nonostante ciò, la frequenza dei voli effettuati da jet privati negli ultimi anni è in crescita: nel 2022 in Europa sono addirittura più che raddoppiati rispetto all’anno prima; un dato problematico, ma risolvibile con le giuste regolamentazioni, visto che più della metà dei voli di jet privati effettuati nel nostro continente lo scorso anno ha coperto una distanza inferiore a 750 km, in molti casi percorribile con opzioni più sostenibili. A partire dal treno, che è un’alternativa, questa sì, sostenibile e tramite l’intermodalità, che consiste nella combinazione di diverse modalità e vie di trasporto: strada, ferrovia e acqua. E che rappresenta – anche secondo la Commissione Europea – una strada da incentivare, ad esempio completando l’elettrificazione delle reti di trasporto ferroviario internazionali entro il 2030; ad esempio, in Europa esiste la rete Trans-european transport network (Ten-t), che include 11 assi ferroviari, 9 orizzontali e 2 verticali (di questi ultimi fa parte anche l’asse Scandinavia-Mediterraneo).

La Commissione trasporti e turismo dell’Europarlamento (Tran), intanto, ha discusso la posizione sulla mobilità europea, chiedendo ai Paesi membri di adottare piano di mobilità sostenibile entro il 2025 per integrare tra loro diverse modalità di trasporto. Volendo essere ottimisti, quindi, possiamo vedere quella francese come una decisione che, per quanto piccola e sicuramente insufficiente, va nella direzione di ridurre il numero complessivo dei voli e, di conseguenza, le emissioni legate al traffico aereo.

La strada per una mobilità sostenibile

E l’Italia come si muove? Ad aprile nel nostro Paese è stata depositata una proposta di legge che propone proprio dei passi avanti concreti in direzione di una mobilità più ecologica: prevede, infatti, l’introduzione graduale del divieto entro il 2030 dei voli dei jet privati che non sono a emissioni zero e che possono essere facilmente sostituiti da un viaggio in treno, oltre a una revisione al rialzo della tassazione sui voli e sul carburante dei jet privati, i cui proventi andrebbero poi destinati a misure a favore della mobilità pubblica sostenibile.

Altre utili indicazioni possono essere tratte dalle buone pratiche di altri Paesi europei, che stanno incentivando mezzi di trasporto più ecologici; a cominciare dalla Germania, che la scorsa estate aveva lanciato un esperimento: il biglietto unico valido per un mese, per tutti i trasporti pubblici, al costo di 9 euro; il nuovo biglietto “climatico” – come è stato ribattezzato – che è stato lanciato di recente, invece, e che probabilmente diventerà permanente, consentirà di viaggiare su tutti i trasporti pubblici in Germania – autobus, metropolitane, ferrovie, tram e treni regionali e locali – per un mese intero al prezzo di 49 euro, una cifra economicamente più sostenibile, anche sul lungo periodo, per Stato e autorità locali, ma che comunque cittadini e turisti possono ammortizzare in poco più di una settimana di trasporti urbani a Berlino.

Ormai tutti i documenti e i calcoli sono concordi nell’affermare che il viaggio in treno è in assoluto la modalità di trasporto collettiva meno impattante, a  parte camminare o andare in bicicletta, cioè i mezzi della micromobilità individuale che garantiscono a livello urbano non solo zero emissioni, ma anche minori tempi di trasferimento, oltre a una buona dose di attività fisica e buonumore. Il risparmio in termini di emissioni carboniche evitate permesso dalle Ferrovie dello Stato sia per il trasporto passeggeri su ferro e su gomma, sia per il trasporto merci su ferro è di circa 4,8 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalenti.

Tirando le somme, cioè, il treno risulta certamente il mezzo collettivo più ecologico, spesso il più conveniente sulle tratte di media distanza, in termini di tempi di percorrenza e di costi economici, oltre che spesso quello più scenografico e tranquillo, dando la possibilità ai passeggeri di prendersi il tempo di leggere, dormire, lavorare al computer o quello – oggi così raro – semplicemente di rilassarsi e chiacchierare. Da tenere a mente, quindi, anche pianificando le prossime vacanze.

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