Mira, il motore di ricerca che rende il second hand più facile e circolare

Una startup italiana ha sviluppato una piattaforma basata su intelligenza artificiale che semplifica la ricerca di prodotti usati, vintage e pre-loved da marketplace, brand e negozi indipendenti. L’obiettivo è aiutare consumatori e piccoli rivenditori a entrare davvero nell’economia circolare

Comprare usato è una delle scelte più semplici per ridurre l’impatto dei nostri consumi. Ma, nella pratica, non sempre è così facile. Chi cerca una giacca vintage, una bicicletta ricondizionata o un oggetto per la casa di seconda mano spesso deve aprire molte piattaforme diverse, confrontare annunci non sempre aggiornati, cambiare parole chiave, perdere tempo. Il risultato è che, anche quando la volontà c’è, il nuovo resta spesso l’opzione più rapida.

È proprio da questa frizione quotidiana che nasce Mira, startup italiana che ha lanciato un motore di ricerca basato su intelligenza artificiale pensato esclusivamente per il second hand. La piattaforma, online da poche settimane secondo StartupBusiness, aggrega in tempo reale inserzioni provenienti da marketplace, brand e negozi indipendenti, con l’obiettivo di diventare un punto di accesso unico al mercato dell’usato. A oggi, riporta la testata, Mira ha già indicizzato oltre un miliardo di prodotti.

Il problema non è solo comprare meno, ma comprare meglio

L’idea non è del tutto nuova, già alcuni anni fa aveva avuto un positivo riscontro un’altra startup chiamata Renoon che nel tempo si è evoluta focalizzandosi sull’offerta di una tecnologia alle imprese produttrici per la realizzazione del passaporto digitale dei prodotti del fashion.

Oggi forse i tempi sono più maturi per una piattaforma come Mira, rivolta ai clienti finali, sempre più propensi agli acquisti di questo tipo.

Il second hand è cresciuto molto negli ultimi anni, spinto da fattori diversi: maggiore sensibilità ambientale, inflazione, desiderio di unicità, successo delle piattaforme digitali e nuove abitudini delle generazioni più giovani. Ma la sua piena diffusione passa da un punto spesso sottovalutato: la semplicità.

Sarojdeep Kaur, co-fondatrice e CEO di Mira, lo sintetizza così: “Tutti parlano di fast fashion, ma quasi nessuno parla del fatto che oggi comprare usato online è ancora troppo difficile”. La frase coglie un nodo centrale della transizione circolare: per cambiare i comportamenti, le alternative sostenibili devono essere accessibili, intuitive e competitive anche sul piano dell’esperienza.

In Europa il tema è urgente. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, il consumo di prodotti tessili è tra le aree con il maggiore impatto ambientale e climatico, dopo cibo, abitazione e mobilità. Nel 2022, gli Stati membri dell’Unione europea hanno generato circa 6,94 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, pari a circa 19 kg per persona.

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L’intelligenza artificiale al servizio del riuso

Mira prova a intervenire proprio dove oggi il second hand incontra uno dei suoi limiti: la frammentazione. La piattaforma non è un marketplace e non sostituisce i canali esistenti. Funziona piuttosto come un motore di ricerca verticale: l’utente cerca un prodotto e visualizza risultati provenienti da più fonti, aggiornati e confrontabili.

Questo approccio può avere un impatto concreto. Se trovare un prodotto usato diventa più semplice, aumenta la probabilità che venga scelto al posto di un articolo nuovo. E ogni oggetto rimesso in circolo significa una vita utile più lunga, meno domanda di nuove materie prime, meno rifiuti e un rapporto diverso con ciò che possediamo.

La tecnologia, in questo caso, non serve ad accelerare l’acquisto compulsivo, ma può aiutare a orientare meglio la domanda verso ciò che esiste già. È un cambio di prospettiva importante: l’innovazione digitale non come leva per vendere sempre di più, ma come infrastruttura per far funzionare meglio il riuso.

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Una possibilità anche per i piccoli negozi

Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda i rivenditori indipendenti. Negozi vintage, realtà locali e piccoli operatori del second hand spesso hanno cataloghi interessanti, ma poca visibilità rispetto ai grandi marketplace. Mira punta a portarli dentro un ecosistema più ampio, senza obbligarli a cambiare i propri processi interni.

Per loro, il vantaggio potenziale è duplice: intercettare nuovi clienti e competere sulla qualità dell’offerta, non solo sulla capacità di investire in marketing. Per gli utenti, significa poter scoprire più facilmente prodotti particolari, pezzi unici e alternative locali.

Il second hand cresce, ma deve evitare nuove contraddizioni

Il mercato dell’usato è in espansione. Nel 2025 Vinted ha registrato un aumento del 38% dei ricavi, arrivando a 1,1 miliardi di euro, con un valore lordo delle merci cresciuto del 47% a 10,8 miliardi di euro: un segnale forte dell’interesse dei consumatori europei per il second hand.

Ma crescita non significa automaticamente sostenibilità nemmeno in questo settore. Anche il riuso può diventare parte di una logica di consumo eccessivo se si trasforma solo in un altro modo per comprare di più. La sfida, quindi, è culturale oltre che tecnologica: usare strumenti come Mira per rendere più conveniente scegliere l’usato quando serve davvero, non per alimentare un nuovo ciclo di acquisti impulsivi.

In questa direzione, il valore del progetto sta nella possibilità di rendere più visibile l’offerta già esistente. Non si tratta di produrre nuovi oggetti “green”, ma di far incontrare meglio domanda e disponibilità, riducendo sprechi e allungando la vita dei prodotti.

Una porta d’ingresso più semplice all’economia circolare

Mira nasce con una visione europea e con un’ambizione chiara: diventare un riferimento per la ricerca nel second hand. Se riuscirà a farlo, il suo contributo potrà andare oltre la dimensione startup. Potrà aiutare a normalizzare un gesto ancora troppo spesso percepito come faticoso: cercare prima l’usato, poi eventualmente il nuovo.

La transizione verso consumi più circolari passa anche da qui, da strumenti che rendono le buone scelte più semplici. Perché la sostenibilità non vive solo nei grandi piani industriali o nelle normative, ma anche nelle piccole decisioni quotidiane. E quando la tecnologia aiuta a rimettere in circolo ciò che abbiamo già, il futuro diventa un po’ meno lineare e molto più intelligente.

Un contesto normativo che spinge nella stessa direzione

Il progetto di Mira si inserisce in un quadro regolatorio europeo che sta andando esattamente nella stessa direzione. Con l’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR), entrata in vigore nel luglio 2024, l’Unione europea ha avviato l’introduzione del Digital Product Passport (DPP): una sorta di carta d’identità digitale obbligatoria per i prodotti tessili, accessibile tramite QR code, che raccoglierà dati su composizione, origine, durabilità e impatto ambientale. Per il settore abbigliamento, l’obbligo è atteso entro il 2027-2028. A questo si aggiunge il divieto, già in vigore dal luglio 2026, di distruggere i capi invenduti, una norma che spingerà i brand a riversare lo stock sui canali del riuso.

Quando ogni capo avrà un passaporto digitale standardizzato, trovare e confrontare prodotti usati diventerà molto più semplice e affidabile. È esattamente lo spazio in cui si muove Mira: costruire oggi l’infrastruttura di ricerca che domani potrà appoggiarsi a dati verificati e strutturati su scala europea.

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