Orti, pane e bicicletta: la rinascita secondo la Cascina Don Guanella

Il progetto di agricoltura sociale della Cascina Don Guanella offre formazione e lavoro a giovani fragili, per ricostruire il proprio futuro

A Valmadrera, in provincia di Lecco, c’erano una volta dei terreni abbandonati che da un decennio sono diventati orti biologici, vigneti e allevamenti: è la storia della cooperativa sociale Cascina Don Guanella, fondata nel 2014 e ispirata alla figura di don Luigi Guanella, che durante tutto il suo sacerdozio svolse numerose attività caritative a sostegno dei più abbandonati. L’azienda agricola si rivolge in particolare a ragazzi con storie difficili alle spalle, a cui offre la possibilità di imparare un mestiere, per ritrovare la fiducia in sé stessi.
La Cascina è dunque anche una comunità educante, un laboratorio di inclusione a cielo aperto: quell’area incolta si è trasformata in un fiorente agriturismo, un caseificio, un birrificio e molto altro ancora. Un vero e proprio modello di economia circolare e sostenibile, dove ogni prodotto racconta una storia di riscatto.

L’agricoltura e l’allevamento, con i loro ritmi naturali e il lavoro di squadra, diventano una formidabile occasione di formazione: i giovani ospiti, alcuni provenienti da paesi lontani, altri dal circuito penale, si cimentano in tutte le attività della filiera: dalla coltivazione degli ortaggi alla produzione di formaggi, dal pane alle birre artigianali.
“Molti di loro hanno vissuto la paura, la fame, la violenza,” spiega don Agostino Frasson, responsabile del progetto, “altri hanno conosciuto solo la strada. Qui trovano un’opportunità per riscoprire le proprie capacità e costruire un’identità positiva”. Un percorso educativo che si propone di valorizzare i talenti di ciascuno, trasformando le fragilità in punti di forza.

Un’intera comunità a sostegno dei più fragili

Il successo della Cascina Don Guanella risiede nella pedagogia del “fare” come strumento di crescita e nella forza della sua rete. Accanto agli educatori e agli operatori, un ruolo fondamentale è svolto dai numerosi volontari che mettono a disposizione le loro competenze: agronomi, enologi, cuochi e tanti altri professionisti che, con passione e dedizione, accompagnano i ragazzi nel loro percorso di crescita.
Questa sinergia di energie ha permesso di realizzare progetti importanti, come la recente ristrutturazione della stalla e del caseificio, e di ampliare l’offerta formativa e lavorativa. Si tratta di un impegno corale che dimostra come, unendo le forze, sia possibile generare un impatto sociale concreto e duraturo.

Fotografia di alcuni prodotti della Cascina
Alcuni prodotti della Cascina

La cooperativa sociale non si rivolge solo ai giovani in difficoltà, ma apre le sue porte anche alle scuole del territorio con il progetto di fattoria didattica Il Sapere e il Sapore. È un’iniziativa che, attraverso laboratori esperienziali a contatto con la natura, vuole trasmettere ai più piccoli i valori del rispetto per l’ambiente, della sana alimentazione e del lavoro della terra.
Si tratta di una modalità efficace per coltivare fin da piccoli la consapevolezza che un’economia più giusta e sostenibile è possibile, a partire dai gesti semplici e concreti di ogni giorno.

Il percorso di rinascita dei giovani ospiti non si nutre solo del lavoro della terra, ma si arricchisce di altri strumenti educativi, che parlano un linguaggio universale, come lo sport e l’arte. “Queste attività non sono semplici passatempi”, sottolinea don Agostino, “ma pilastri fondamentali di un metodo educativo che mira a ricostruire la persona nella sua interezza, lavorando sul corpo, sulla mente e sullo spirito.”

Una scuola di fatica e di vita, insieme a grandi campioni

Per don Agostino, grande appassionato di ciclismo (percorre oltre 10.000 km ogni anno), la bicicletta è una straordinaria metafora della vita: il pedalare insegna il valore della fatica, la tenacia nel raggiungere un obiettivo, l’importanza del gioco di squadra e l’altruismo nell’aiutare chi resta indietro.
Questo profondo legame con il ciclismo e con molti amici della Gazzetta dello Sport ha portato presso la Cascina vere e proprie icone di questo sport, a partire da Felice Gimondi, Gianni Bugno, Claudio Chiappucci, Cadel Evans, Sonny Colbrelli. Vedere atleti che hanno fatto della disciplina e del sacrificio la chiave del loro successo è un segnale fortissimo per i ragazzi: è uno stimolo a credere nelle proprie potenzialità e a non arrendersi di fronte alle difficoltà.

Testimonial ufficiale del progetto è poi Alberto Cova, medaglia d’oro olimpica e mondiale, a cui si aggiungono altri nomi come quelli del campione paralimpico Fabio Triboli, poi Javier Zanetti, Antonio Rossi, Yury Chechi e personaggi come Gianni Morandi. C’è addirittura una collaborazione con Ernesto Colnago: Afran Abiamba, un educatore della cooperativa e un valido artista, ha dipinto un telaio per il costruttore delle biciclette più vincenti di sempre.
“Anche l’arte per noi è un momento educativo”, riprende don Agostino, “perché aiuta i ragazzi a tirare fuori il meglio”: infatti, anche i laboratori di pittura, musica, ceramica, cuoio e artigianato sono un importante momento educativo.

Nel ristorante il lavoro diventa sapore e l’arte nutre l’anima

Il ristorante della Cascina è l’ultimo anello di quella filiera della vita che parte dalla cura dei campi e arriva alla tavola: il locale, luminoso e con una vista panoramica sulle colline circostanti, offre un’esperienza a chilometro zero, potendo beneficiare dei prodotti della terra lavorata dai giovani della comunità. Il menù varia settimanalmente in base alla stagionalità ed è un vero e proprio viaggio nei sapori della Cascina.
Si possono gustare i formaggi di capra freschi e stagionati prodotti nel caseificio interno, le carni bovine, i salumi, il pane sfornato con i cereali coltivati in proprio, le confetture, il miele e le sette tipologie di birra artigianale del birrificio Barabina.

fotografia del panorama delle montagne dal ristorante della Cascina
Il panorama delle montagne dal ristorante della Cascina

Al ristorante lavorano 23 persone e una buona parte del personale è composto dagli stessi ragazzi della comunità: fra questi ce ne sono alcuni con problematiche di disagio o in libertà vigilata. L’inclusione è vissuta concretamente nel servizio, mettendosi alla prova in un contesto lavorativo reale, a contatto con il pubblico.
La maggior parte sono stranieri e fra i ragazzi che sono stati seguiti in passato c’è Awais Iqbal, attuale responsabile della ristorazione: “ogni piatto racconta una storia di impegno, dedizione e qualità, oltre che un’esperienza di gusto e di accoglienza”.

fotografia di Don Agostino con lo staff che lavora in cucina
Don Agostino con lo staff della cucina del ristorante

Altri “ex-ragazzi” accolti dalla comunità rivestono oggi ruoli di responsabilità all’interno dell’organigramma della Cooperativa. A dimostrazione che il lavoro e l’impegno di ognuno si trasforma in un’esperienza di reintegrazione, diventando motivo di orgoglio.
Le pareti del ristorante accolgono spesso lavori artistici, come le opere create dal già citato artista camerunense Afran Abiamba, che collabora con la comunità trasformando talora materiali semplici in creazioni piene di significato. Questo connubio tra cibo e arte rafforza il messaggio della Cascina: la bellezza, che sia nel sapore di un piatto o nella forma di un’opera, è un potente strumento di cura e di elevazione.

In dieci anni di attività, la Cascina Don Guanella ha offerto un’opportunità di riscatto a decine di giovani, confermando che l’agricoltura sociale può essere un potente strumento di inclusione e di sviluppo per l’intera comunità. Il progetto continua a evolversi, con la recente proposta di un agriturismo-agribike, per promuovere un turismo lento e sostenibile.
L’invito che emerge dalla Cascina è quello di guardare oltre le apparenze, a credere nel potenziale di ogni persona e a investire in un futuro dove nessuno venga lasciato indietro, poiché anche dalle situazioni più difficili e complesse possono nascere frutti preziosi

Cascina Don Guanella

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