Tessile: più responsabilità e meno rifiuti

In vista la direttiva sui rifiuti tessili: si amplia l'EPR per diminuire l'impatto ambientale dell'intero sistema moda

Negli ultimi vent’anni, il mondo ha assistito a una vera e propria esplosione della produzione di tessuti.
Siamo passati da 58 ml di T nel 2000 a 109 mln nel 2020, con previsioni che indicano un ulteriore aumento fino a 143 mln entro il 2030. Questa crescita vertiginosa deve molto all’avvento della moda veloce, la fast fashion, spinta in avanti dai social media, dall’e-commerce e da un’industria moda che riesce a lanciare tendenze a ritmi mai visti prima, raggiungendo un pubblico globale in tempi record.

Produzione Tessile abbigliamento
Produzione globale tessile. DALL·E x TGT

Ma qual è il conto da pagare per questa corsa sfrenata verso l’ultimo trend?

L’Europa si trova a fare i conti con una montagna di rifiuti tessili che ogni anno raggiunge le 12,6 mln di tonn. Di questi, solo abbigliamento e calzature ammontano a 5,2 mln di tonn. Se ci fermiamo a pensare al ciclo di vita di questi prodotti, scopriamo che ogni cittadino europeo in media acquista quasi 26 kg di tessuti all’anno e ne getta via circa 12 kg. La maggior parte di questi capi finisce bruciata o in discarica (87%), e solo una minima parte, meno dell’1%, viene riciclata per creare nuovi prodotti.

Questi numeri ci raccontano una storia che va oltre la moda: parlano di un modello di consumo che mette a dura prova il nostro pianeta. La sfida che ci troviamo davanti è quella di riscrivere questa storia, puntando su un approccio più circolare e sostenibile che rispetti l’ambiente e le persone.

La nuova strategia amplia i regimi EPR

L’Ue è determinata a ridurre l’impatto ambientale dei rifiuti tessili, puntando a estendere la loro vita utile e a incrementare il loro riciclo. Questo impegno rientra nella più ampia strategia europea volta a realizzare un’economia circolare entro il 2050.

Il 13 marzo 2024, il Parlamento Europeo ha definito la propria strategia negoziale riguardo alla revisione della direttiva sui rifiuti, focalizzandosi in particolare sui tessili e sugli scarti alimentari.
Per quanto riguarda i tessili, tra le innovazioni più significative c’è l’introduzione della responsabilità estesa per i produttori tessili, che saranno chiamati a rispondere del ciclo di vita completo dei loro prodotti, inclusa la fase finale.

La riforma prevede l’ampliamento dei regimi di EPR – Extended Producer Responsibility anche ai prodotti tessili.
I produttori, compresi coloro che vendono online, saranno tenuti a farsi carico dei costi associati alla raccolta differenziata, alla selezione e al riciclo dei rifiuti derivanti da un’ampia gamma di prodotti tessili. Questo include abbigliamento, accessori, biancheria da letto, tende, cappelli, calzature, materassi e tappeti, senza dimenticare gli articoli composti da materiali misti come cuoio, gomma o plastica.

La riforma sarà portata avanti dal nuovo Parlamento Europeo eletto tra il 6 e il 9 giugno 2024.

Il percorso della strategia Ue

Nel corso degli anni, l’Ue ha adottato una serie di misure legislative per promuovere pratiche sostenibili nel settore tessile, seguendo una timeline ben definita che evidenzia un impegno crescente verso l’economia circolare. Ripercorriamo in sintesi alcuni passi significiativi.

Tessili con ecolabel
Ecolabel DALL·E x TGT
1) Il primo passo
Nel 1992, l’UE ha introdotto l’Ecolabel UE, un marchio distintivo che i produttori possono apporre sui loro prodotti rispettosi dell’ambiente. Questo ha contribuito a dare rilievo ai prodotti meno inquinanti e più amici dell’ambiente, incentivando la riduzione delle sostanze nocive e la minimizzazione dell’inquinamento dell’acqua e dell’aria.
2) Il secondo passo

Entra in vigore la direttiva (UE) 2018/850 che fa parte di un ampio pacchetto legislativo incentrato sulla gestione dei rifiuti, annunciato per la prima volta nel 2015 nell’ambito del piano d’azione per l’economia circolare.
Questa normativa ambisce a una drastica riduzione dei rifiuti destinati alle discariche, con l’obiettivo di non superare il 10% di rifiuti urbani smaltiti in questo modo entro il 2035, promuovendo il riciclo e il recupero dei materiali.

3) Il terzo passo

Nell’ambito del piano d’azione per l’economia circolare, all’interno del pacchetto di proposte sul Green Deal, nel marzo 2022 la Commissione europea ha presentato una nuova strategia, mirata a contrastare il ciclo di vita accelerato dei prodotti tessili tipico della fast fashion.
La nuova visione punta a rendere i tessuti più durevoli, riparabili e riciclabili, incoraggiando allo stesso tempo la nascita di modelli di business alternativi come il noleggio di abbigliamento.
La strategia include iniziative per educare i consumatori verso scelte più consapevoli, l’introduzione di un passaporto digitale per i prodotti e l’adozione di requisiti di progettazione ecocompatibile.
Inoltre, sottolinea l’importanza della responsabilità dei produttori non solo per l’impatto ambientale, ma anche per gli aspetti sociali e di diritti umani legati alla produzione tessile;

4) Il quarto passo

L’ultimo tassello di questa evoluzione normativa riguarda le nuove proposte presentate dal Parlamento Europeo nel marzo 2024, che mirano a riformare le regole sui rifiuti tessili.

Per accelerare il passo il Parlamento ha proposto una tempistica più stretta rispetto ai 30 mesi proposti dalla Commissione Europea per l’implementazione di questi schemi, fissando il limite a 18 mesi dopo l’entrata in vigore della direttiva. Inoltre, è stato stabilito che entro il 1° gennaio 2025 tutti gli Stati membri dovranno organizzare una raccolta separata dei rifiuti tessili, con l’obiettivo di favorirne il riutilizzo e il riciclaggio.

Queste modifiche, che saranno negoziate dal prossimo Parlamento eletto nel giugno 2024, rappresentano l’ultima fase di un impegno progressivo dell’UE per una gestione più sostenibile e circolare dei rifiuti tessili, in linea con gli obiettivi del Green Deal e dell’economia circolare.

L’impatto ambientale del sistema moda in Ue

Per farci una idea di quanto il sistema moda impatti sull’ambiente, e non parliamo qui dell’indiscutibile e grave impatto sociale, mi rifaccio ai dati omogenei dello studio European Enviroment Agency dal titolo “Textiles and the Environment – The role of design in Europe’s circular economy“, pubblicato nel 2022.

Consumo risorse naturali internazionali

La produzione tessile è una grande consumatrice di risorse naturali, acqua in primis, e suolo.
Per produrre una singola maglietta di cotone sono necessari 2.700 litri di acqua dolce.
Nel 2020, il settore è stato il terzo maggior responsabile del degrado delle risorse idriche e dell’uso del suolo a livello globale.

La catena produttiva del tessile è un vero e proprio reticolo globale che si estende ben oltre i confini europei. Solo il 20% delle materie prime usate, che includono una varietà di materiali dalle fibre ai prodotti chimici, viene effettivamente prodotto o estratto in Europa. La restante parte proviene da altre regioni, in particolare l’Asia, che è il fulcro della coltivazione del cotone, della produzione delle fibre e della manifattura degli indumenti. Un modello che evidenzia non solo la dipendenza europea dalle importazioni nel settore tessile, ma anche come l’impatto ambientale legato al consumo di tessili in Europa si manifesti in gran parte altrove nel mondo.

L’inquinamento idrico: le microfibre

La produzione tessile contribuisce a circa il 20% dell’inquinamento globale dell’acqua potabile.
Le microfibre rilasciate dai capi sintetici durante il lavaggio – 700.000 fibre per un solo carico di bucato in poliestere – finiscono nei mari, con un accumulo annuo di mezzo milione di tonnellate di microplastiche sul fondo degli oceani. Questa situazione è aggravata dalla fast fashion, che incentiva acquisti frequenti e quindi molti “primi lavaggi”, contribuendo significativamente all’inquinamento.

Le emissioni CO2

Ll’industria della moda si colloca tra i maggiori inquinatori, con una quota del 10% delle emissioni globali di carbonio.
Nel 2020, la produzione dei tessili consumati nell’UE ha generato 121 milioni di tonnellate di CO2e, ossia 270 kg di CO2e per persona, con il 50% delle emissioni derivanti dall’abbigliamento, il 30% dai tessili per la casa e il 20% dalle calzature.

In sintesi, il settore tessile esercita una pressione significativa sull’ambiente, dal consumo di materie prime all’utilizzo di risorse naturali, dall’inquinamento idrico all’emissione di gas serra, richiedendo un urgente ripensamento delle pratiche produttive e dei modelli di consumo.

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