Slow Fiber, un passo avanti per la sostenibilità del tessile

Per migliorare la sostenibilità ambientale e sociale di un comparto economico in cui oggi ce n'è ancora poca e per incrementare la consapevolezza una nuova organizzazione è nata da Slow Food.

La consapevolezza dell’impatto ambientale e sociale del comparto del tessile e dell’abbigliamento si sta diffondendo, come dimostrano le scelte d’acquisto sempre più informate dei consumatori – basti pensare alla fortuna incontrata negli ultimi anni da vestiti e accessori di seconda mano – ma anche le realtà imprenditoriali illuminate, che puntano il proprio progetto sul recupero di materiali, su modelli di business sostenibili e sul rispetto dei lavoratori. Nonostante ciò, siamo ancora molto lontani dal rendere sostenibile il settore: gli acquisti di prodotti tessili nell’Unione Europea in un anno generano circa 270 kg di emissioni di anidride carbonica per persona e la produzione, già praticamente raddoppiata dal 2000 a oggi, continua ad aumentare. Spesso a scapito non solo dell’ambiente – che subisce l’impatto tossico degli scarti di lavorazione e le emissioni legate all’uso di risorse e allo sfruttamento di suolo per produrre gli indumenti – ma anche dei lavoratori del settore; questi, che nella maggior parte dei casi per le catene di fast fashion si trovano in Paesi in via di sviluppo, dove gli stipendi sono nettamente inferiori, hanno poche tutele sindacali e vivono e lavorano in condizioni precarie. È in questo contesto che arriva Slow Fiber, l’iniziativa dedicata a sensibilizzare il pubblico proprio in merito a questi argomenti, riunendo aziende del settore che promuovono un modello di business diverso e promuovendo con loro iniziative informative ed educative.

Le origini del movimento Slow Fiber

Slow Fiber è una rete nata a maggio proprio come divisione di Slow Food, a cui si ispira non solo nel nome, ma innanzitutto nei principi fondanti del celebre movimento fondato da Carlo Petrini: “buono, pulito e giusto” da un lato e “meno è meglio” dall’altro; mantra validi non solo per il cibo, ma anche quando si tratta di abbigliamento e tessuti. Come Slow Food nacque negli anni Ottanta in risposta alla diffusione del cibo spazzatura e del fast food, omologato nei gusti e negli ingredienti e poco etico, anche Slow Fiber promuove la produzione e l’acquisto di tessuti e indumenti di qualità, belli e unici, ma anche il più possibile sostenibili, sia per l’ambiente che per i lavoratori. Non a caso, anche nel nome l’organizzazione fa riferimento, per contrasto, alla fast fashion delle catene d’abbigliamento a basso prezzo, veloce ricambio, bassa qualità e grossi problemi sociali. Slow Fiber vuole cambiare, cioè, la situazione in cui, come riporta sul proprio sito, a oggi il settore tessile è il quarto più inquinante in Europa e in cui alcuni studi hanno inoltre rilevato che per ogni persona vengono buttati ogni anno 11 kg di rifiuti di origine tessile. 

Le attività

L’attività dell’organizzazione è incentrata sull’obiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza riguardo a come i tessuti vengono prodotti, lavorati e smaltiti, e allo stesso tempo di valorizzare le tradizioni artigianali locali: Slow Fiber mira, quindi, a incoraggiare i consumatori a fare scelte più oculate e a sostenere marchi e produttori che rispettino l’ambiente e i diritti dei lavoratori. Per il momento, coloro che hanno aderito a Slow Fiber sono aziende del settore tessile di grande qualità, provenienti da diversi segmenti della filiera, dal design e progettazione dei tessuti alla lavorazione dei filati: tra i memebri si contano infatti Oscalito, L’Opificio, Quagliotti, Remmert, Pettinatura Di Verrone, Tintoria 2000, Angelo Vasino Spa, Olcese Ferrari, Tintoria Felli, Dinole, Holding Moda, Lanecardate, Italfil, Pattern, Maglificio Maggia, Vitale Barberis e Canonico.

Assieme a loro, la rete Slow Fiber raggiunge il suo pubblico attraverso una varietà di iniziative, eventi, workshop ed esposizioni, attività che mirano tutte a informare, sensibilizzare ed educare il pubblico sulle questioni legate all’abbigliamento sostenibile e alla produzione tessile tradizionale, che in diversi casi è sulla via della scomparsa. Dai convegni accademici alle mostre artistiche, Slow Fiber offre una varietà di opportunità per esplorare il mondo dell’abbigliamento in modo critico e informato, cercando di fornire un’alternativa allo stato dell’abbigliamento moderno. Con la sua missione di promuovere l’abbigliamento sostenibile, valorizzare le tradizioni artigianali ed educare il pubblico, l’organizzazione sta dimostrando che un approccio più lento e consapevole alla moda è possibile e necessario; perché nel mondo in cui ogni azione conta, ogni scelta che i consumatori compiono getta le basi per un futuro in cui il rispetto per l’ambiente e per chi produce i nostri indumenti sia al centro, senza rinunciare al piacere di vestire bene.

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