Tre esempi di utilizzo delle vinacce in ottica di economia circolare e sostenibilità

La filiera della produzione del vino dà origine a numerosi scarti di lavorazione. Ecco tre esempi di come possono diventare materia prima da utilizzare nel campo della cosmesi naturale, della pelle vegetale e della carta.

Una delle principali coltivazioni italiane è quella della vite legata alla produzione del vino. La filiera enologica, come molte altre filiere, produce numerosi scarti di lavorazione tanto che, per indicarli tutti, è stato coniato il termine wine waste.

Wine waste, gli scarti prodotti dalla lavorazione delle uve da vino

Negli ultimi anni si dà valore all’economia circolare e alla filiera sostenibile e molti imprenditori del vino stanno già pensando in ottica circolare e sostenibile di riutilizzare i materiali di scarto delle loro lavorazioni.

Gli scarti principali della vite sono costituiti da: vinacce, raspi e fecce. Molte vinacce vengono già destinate al mondo della distilleria e alla produzione delle grappe, ma si stanno aprendo nuove possibilità di riutilizzo.

Secondo un articolo di Scienzaintasca, nel 2020 l’uva è stata tra i prodotti più coltivati al mondo e l’80% delle uve è destinata alla produzione di vino.

Già dieci anni fa, la produzione italiana di vino era pari circa a 45.000 ettolitri l’anno. I dati ISTAT ci dicono che la vendemmia italiana del 2022 ha raggiunto il valore di 54.000 ettolitri.

I dati ENEA, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, forniscono informazioni sugli scarti della lavorazione delle uve per produrre vino da tavola.

Per ogni ettolitro di vino prodotto, si possono stimare questi scarti:

• 20 chilogrammi di vinacce

• circa 4 chilogrammi di raspi

• quasi 6,5 chilogrammi di fecce.

Questi dati sono sufficienti a farci capire quanto materiale di scarto si può trovare nelle industrie che producono vino e quanto sia alto il loro impatto ambientale.

A questo dato si aggiungono gli studi scientifici che confermano la presenza di numerose sostanze utili all’interno di questi scarti: proteine, fenoli e vitamine che possono essere ancora utilizzate per il loro valore come nutrienti.

Tre sono i settori principali interessati all’utilizzo dei prodotti di scarto che derivano dalle coltivazioni della vite: la cosmesi naturale, la produzione di tessuti ecologici e della carta.

L’utilizzo delle vinacce nella cosmesi naturale

Le vinacce sono i residui che rimangono una volta che le uve sono state spremute e contengono grandi quantità di fibre, tannini e polifenoli. Queste molecole hanno proprietà antiossidanti e antinfiammatorie molto utili per la produzione di cosmetici naturali.

Per questo motivo, le vinacce dello scarto della lavorazione delle uve trovano largo impiego nell’industria della cosmesi. I polifenoli presenti hanno un’azione antinfiammatoria e contrastano i radicali liberi. Sono quindi componenti fondamentali di maschere e creme di bellezza. La funzione delle molecole contenute nelle vinacce è di tipo depurante, idratante e tonificante.

Grapey è una nuova azienda italiana che riutilizza gli scarti della produzione dell’uva per realizzare cosmetici naturali. In questo modo, le molecole attive presenti nei prodotti di scarto della lavorazione del vino, opportunamente lavorati, possono essere utilizzate per il loro valore biologico antietà, antiossidante e depurante.

Gl ingredienti utilizzati dall’azienda sono tutti di origine vegetale, 100% vegan e l’impegno a favore del Pianeta e della sostenibilità si può trovare anche nell’utilizzo di imballaggi ecologici, realizzati con materiali riciclati e riciclabili al 100%. Inoltre, l’utilizzo di un refill permette di allungare quasi all’infinito la vita di ogni singolo contenitore.

Tessuti vegetali ricavati dalle vinacce

Le vinacce derivate dalla lavorazione dei prodotti del vino possono essere utilizzate per realizzare tessuti, fibre green e cruelty free. Gli oli e le fibre contenute nelle vinacce sono sottoposti a trattamenti speciali per dare origine a dei tessuti del tutto simili alla pelle di origine animale, ma completamente di origine vegetale.

Oltre all’aspetto del recupero, dell’economia circolare, e a quello etico dovuto alla totale assenza di prodotti e derivati di origine animale, i tessuti derivati dalle vinacce permettono un notevole risparmio di petrolio e sostanze inquinanti ed evitano l’utilizzo di ulteriori quantitativi di acqua ed energia.

Uno tra i primi esempi di produzione di pelle vegetale dagli scarti dell’uva è Wine leather. L’azienda Vegea è nata a Milano nel 2016 per produrre pelli di origine vegetale. Dopo numerosi studi di laboratorio sulle caratteristiche fisiche e meccaniche delle fibre vegetali, le bucce e i semi dell’uva sono risultati essere ideali per creare un tipo di pelle ecologica al 100%.

Secondo i dati di Greenme, il processo è ad impatto quasi zero: da 13 milioni di tonnellate di scarti di vinacce si può produrre un quantitativo di pelle vegan pari alla superficie di 400 mila campi da calcio.

Anche il consumo di acqua è veramente irrisorio se paragonato a quello della pelle di origine animale; infatti, per produrre un metro quadro di pelle animale occorrono 240 litri di acqua.

Crush Uva, la carta Favini che nasce dagli scarti della lavorazione delle vinacce

Dalla prima lavorazione delle uve si ottiene la vinaccia come primo residuo di lavorazione; questo sottoprodotto è recuperato e utilizzato per produrre grappe e distillati. Dalla produzione dei distillati, si ottiene un secondo sottoprodotto chiamato vinaccia dealcolata. Questa seconda vinaccia viene essiccata e ridotta a farina che, mescolata con acqua e fibre naturali, dà vita ad una carta ecologica unica prodotta da Cartiere Favini: Crush Uva.

(Immagine Favini: https://www.favini.com/)

I dati di Favini ci dicono che, riutilizzando i sottoprodotti della lavorazione del vino, per produrre la carta Crush Uva si risparmia fino al 15% nell’utilizzo di nuove fibre, vergini.

La carta Crush Uva viene lavorata e utilizzata in diversi ambiti, dagli imballaggi di lusso ai cataloghi, dalle etichette agli inviti. Etichettare e confezionare una bottiglia di vino con carta e cartone che derivano dalla lavorazione stessa delle uve è un esempio di riciclo e riutilizzo delle materie prime che dà valore all’ambiente e al territorio che lo produce.

Gli scarti della natura molte volte possono diventare una nuova risorsa da riutilizzare come materia prima, con un notevole risparmio di acqua, energia e materiali. Perché sappiamo bene che, nel mondo della natura, non esistono scarti, né sprechi, ma tutto viene riciclato e riutilizzato per poi tornare alla natura stessa.

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