L’arte di “coltivare vita” tra il silenzio del Collio

Prima di essere un’azienda vinicola, Tenuta Stella opera nella tutela della biodiversità, nel rispetto degli antichi saperi e secondo la logica del custode, prima ancora che del produttore

il Collio è quel lembo estremo del Friuli-Venezia Giulia dove l’Italia incontra la Slovenia, in un susseguirsi quasi ipnotico di colline: in quest’area di quasi 150 km2 si susseguono lunghi filari, boschi fitti e piccoli borghi, ricchi di storia. A Scriò, una frazione di Dolegna (in provincia di Gorizia), attaccata al confine sloveno, sorge le Tenuta Stella, una realtà vitivinicola che ha scelto di non limitarsi a produrre vino, ma di salvaguardare e valorizzare un ecosistema prezioso.
Le radici dell’azienda, fondata nel 2009 da Sergio Stevanato, rimandano a un passato fatto di artigianalità: il nome stesso è un omaggio alla Soffieria Stella, il laboratorio veneziano dove il padre di Sergio iniziò a produrre flaconi in vetro nel secondo dopoguerra.

Fotografia di Erika Barbieri e Alberto Faggiani
Erika Barbieri e Alberto Faggiani

La Tenuta è oggi guidata dall’agro-tecnologo Alberto Faggiani e dall’enologa Erika Barbieri: la coppia si è fatta promotrice della filosofia del fondatore, che supera il concetto del biologico e che si riassume nell’efficace espressione coltivatori di vita. “Ci sentiamo protettori di un equilibrio sottile tra uomo e natura”, ha spesso dichiarato Sergio Stevanato, e la pratica quotidiana conferma questa visione.

La tenuta è un corpo unico di 38 ettari, di cui solo 15 sono dedicati alla coltivazione della vite: il resto è bosco incontaminato. Questa scelta garantisce una biodiversità straordinaria, in un’area che è parte della Green Belt, la cintura verde europea protetta per il suo elevato valore naturalistico.

Il rifiuto della chimica per amore del futuro

La conduzione è rigorosamente biologica certificata: qui non trovano spazio pesticidi o concimi chimici. La lotta ai parassiti e la nutrizione delle piante seguono protocolli avanzati come l’Ecomethod, che riduce le emissioni di CO2, e il progetto Diversitybio (di cui già abbiamo avuto occasione di parlare), che monitora scientificamente la salute dell’ecosistema agricolo.
Persino le api, sentinelle dell’ambiente, hanno trovato casa tra i filari, grazie a specifici progetti di ripopolamento.

La scelta dell’agricoltura biologica è una necessità etica nata dall’osservazione quotidiana. “Se ti cade un mucchietto di concime chimico sul prato, l’erba si secca”, spiega Alberto Faggiani in modo molto chiaro: “questo allora non è concime, è veleno; noi vogliamo un’agricoltura a misura d’uomo”.
Si tratta di un approccio che si proietta verso le nuove generazioni. “Ho due figli e quando erano piccoli venivano qui a giocare tra i filari”, continua l’agronomo: ”fare agricoltura pulita significa garantire a loro, e a chi verrà dopo, una terra ancora viva”. Una visione che si traduce in una gestione del vigneto che asseconda i tempi della natura, riducendo gli interventi all’essenziale e bandendo pesticidi e fertilizzanti di sintesi.

Fotografia della ponca
La ponca, il terreno del Collio

Inoltre, il terreno e il clima contribuiscono all’unicità dei vini prodotti. I vigneti si arrampicano infatti sulla parte più alta del Collio, fino a 270 metri, dove le viti affondano le radici nella ponca. La ponca è una tipica formazione geologica di quelle zone: si tratta di un terreno stratificato di marna e arenaria, che si sgretola facilmente. È dunque una terra “severa”, che spinge la pianta a cercare nutrimento in profondità, regalando ai vini una mineralità e una sapidità inconfondibili.
A mitigare le fatiche della vite interviene il clima: le Alpi Giulie a nord proteggono dai venti freddi, mentre il mare Adriatico, a circa 30 chilometri di distanza, invia brezze che mantengono le uve asciutte e sane. In questo palcoscenico naturale, i protagonisti assoluti sono i vitigni autoctoni come la Ribolla Gialla, la Malvasia e il Friulano.

Fotografia dei vitigni del Collio

L’originale scelta di non irrigare

Uno dei pilastri dell’azienda vitivinicola è la gestione delle risorse idriche, o meglio, la scelta coraggiosa di non irrigare. In un’epoca di cambiamenti climatici e siccità frequenti, Tenuta Stella lascia che le sue piante, dalle barbatelle più giovani ai vigneti secolari, imparino a cercare l’acqua da sole.
“Non irrighiamo mai, nemmeno le piante più giovani”, spiega Alberto, “perché vogliamo che la vite sviluppi subito un apparato radicale profondo”. Questo sforzo della pianta di penetrare negli strati più bassi della ponca è ciò che conferisce ai vini quella mineralità e sapidità verticale che li rende unici. È una sorta di viticoltura di resilienza: le vigne, abituate a lottare, superano i mesi siccitosi di luglio e agosto senza andare in sofferenza, autogestendosi come fanno da secoli.
Faggiani sottolinea pure l’importanza di mantenere le radici vecchie tramite gli innesti, preferendoli agli espianti, per conservare il patrimonio genetico e la forza delle piante storiche.

La sostenibilità in questa zona del Collio significa anche convivenza con la fauna selvatica: Alberto lo racconta con un curioso aneddoto sulla nascita della loro Ribolla Gialla spumantizzata. “Gli uccelli di passaggio sono ghiotti di uva matura, perciò, per non perdere il raccolto, abbiamo deciso di vendemmiare una parte delle uve leggermente in anticipo, quando sono ancora crude, ma perfette per una base spumante”.
Da un’esigenza di tutela del reddito e convivenza con la biodiversità è nato un prodotto che oggi è un fiore all’occhiello della cantina, dimostrando che l’armonia con l’ecosistema può generare nuove strade creative.

La tenuta ha intrapreso ulteriori azioni a favore dell’ambiente: la vendemmia è manuale, con la torchiatura che avviene ancora con metodi tradizionali per rispettare l’integrità del frutto. Inoltre, gli scarti della vinificazione, come vinacce e raspi, tornano in vigna come ammendante naturale.
Il recente rebranding ha portato questa filosofia anche nelle nuove etichette, realizzate in carta riciclata, con colori naturali che richiamano la terra e le foglie. E per il futuro? La strada è già tracciata verso l’autosufficienza energetica, con l’installazione di pannelli solari e la sostituzione dei macchinari agricoli con modelli a basso impatto.

Fotografia della visita botanica ai vigneti

Esperienze che valorizzano la vigna e non solo

Durante l’anno, Tenuta Stella propone numerose occasioni d’incontro, a partire dai tour guidati tra i vigneti e nella cantina di affinamento, con degustazione e accompagnamento a prodotti locali. Non mancano gli appuntamenti dedicati al benessere tra i filari, con lo Yoga in Vigna, per coltivare la consapevolezza corporea, muovendosi in sintonia con la natura del Collio durante il tramonto.
Si è appena concluso il primo concorso fotografico promosso dall’azienda: un’iniziativa dove professionisti e appassionati hanno immortalato il risveglio vegetativo del Collio, in un sistema più ampio fatto di boschi, fiori spontanei e animali selvatici. Il concorso ha puntato a diffondere una cultura del rispetto per il territorio perché, come si sottolinea in azienda, “raccontare la ricchezza di un prato fiorito tra i filari contribuisce a far capire che la vite è solo un pezzo di un mosaico meraviglioso”.

Tenuta Stella, con il suo modello di business, mantiene le radici profonde nella tradizione, ma guardando al futuro: l’azienda si apre a un pubblico giovane, sempre più interessato ai vini autentici, con una qualità che non accetta compromessi. Gustando in ogni calice il sapore del lavoro manuale e l’impegno di chi si sente non proprietario, ma ospite di una terra straordinaria.

Tenuta Stella

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