Amazon convince anche il colosso Maersk a impegnarsi sul clima

300 aziende in 51 settori differenti e 29 Paesi hanno finora aderito al Climate Pledge lanciato da Amazon nel 2019 e si sono impegnate a perseguire ambiziosi obiettivi di riduzione di CO2 nelle loro attività. Tra di esse anche colossi come Maersk, il gigante del trasporto marittimo

Sono oramai 300 le aziende mondiali, tra cui tantissime multinazionali, che hanno fatto proprio il Climate Pledge, l’impegno lanciato da Amazon nel 2019 di raggiungere zero emissioni nette di CO2 entro il 2040, con 10 anni di anticipo rispetto agli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi.

E in questi giorni, proprio sulla eco dei nuovi allarmi presentati dal Report IPCC 2022 – il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite – che ha ribadito la necessità di un’azione urgente per ridurre le emissioni di gas serra, si annuncia l’adesione al ‘patto’ di nuove 100 società, tra cui giganti come Maersk, la più grande compagnia di navigazione mercantile al mondo; SAP, l’azienda leader al mondo nel software gestionale in cloud; l’azienda nordamericana di legname Weyerhaeuser; Sunrun, la più grande azienda di pannelli solari residenziali in USA e il marchio leader nell’auto connessa e nei servizi audio HARMAN. I firmatari del Pledge generano in totale un fatturato annuo di oltre 3,5 trilioni di dollari e hanno più di 8 milioni di dipendenti in 51 settori diversi in 29 Paesi.

Climate Pledge e greenwashing

Tra i 300 firmatari del patto, quasi il 13% rappresenta i settori dei trasporti, dell’aviazione e della logistica, un segnale importante considerato che questo settore chiave è purtroppo uno dei principlai responsabili delle emissioni di Co2.

Nomi che in alcuni casi possono far storcere il naso e far pensare al greenwashing, cioè la pratica di tante aziende altamente inquinanti o poco etiche, di lavarsi l’immagine aderendo a iniziative di sostenibilità più di effetto mediatico che di reale impatto: Maersk, che solca i mari di tutto il mondo quotidianamente con centinaia di navi mercantili (trasporta circa 12 milioni di container all’anno, in ogni angolo del pianeta), ha certamente un’impronta ambientale molto negativa; la stessa Amazon, in fondo, ce l’ha.

Ma è anche vero che è certamente meglio che proprio queste aziende prendano impegni precisi, misurabili e che lo facciano pubblicamente e con tantissimo cancan: solo in questo modo è possibile per tutti rendersi conto di quello che fanno, la loro veridicità e i loro progressi. Dobbiamo chiedere sempre di più a queste aziende, a livello di impegno ambientale, ma anche renderci conto che si tratta di giganti che non riescono a cambiare radicalmente i propri processi e modi di operare dall’oggi al domani, e anche che sul fronte energetico non siamo ancora pronti a sostituire completamente i combustibili fossili. Questa è la dura verità.

Maersk, un percorso green

Sempre Maersk, oltre ad aderire al Climate Pledge e a dichiarare di voler ridurre tutte le emissioni dirette e indirette in tutta la sua attività entro il 2040, ha preso anche l’impegno di raggiungere il 25% dei carichi oceanici trasportati con carburanti ecosostenibili, il 90% di operazioni ecologiche per la logistica contrattuale e la catena del freddo, e almeno il 30% dei cargo aerei trasportati con carburante aereo sostenibile entro il 2030. Per raggiungere questi obiettivi, la società sta investendo in innovazioni sostenibili e in particolare in carburanti innovativi, navi, camion elettrici, software di pianificazione della rete, tecnologia di condivisione delle informazioni e in molte altre aree. Già ora sta offrendo ai suoi clienti la possibilità di scegliere una consegna chiamata Maersk ECO Delivery, in cui si utilizza combustibile verde.

Entro la metà di questo secolo, Maersk intende diventare un’azienda “climate neutral” con nuove tecnologie, nuove navi e nuovi combustibili.

Investimenti di Amazon nella sostenibilità

E’ anche molto importante che siano proprio questi giganti con enormi guadagni a sostenere il peso economico della transizione ecologica e mettano a disposizione i loro capitali per ‘riparare’ il danno ambientale creato: nell’ambito del Climate Pledge, per esempio, Amazon ha creato un fondo da 2 miliardi di dollari per finanziare lo sviluppo di tecnologie e servizi di decarbonizzazione sostenibili. Questo fondo di investimenti investirà in società innovative i cui prodotti e soluzioni favoriranno la transizione a un’economia a basse emissioni di CO2.

Per esempio ha già investito in aziende come BETA Technologies, una società aerospaziale che produce velivoli elettrici, e Infinium, un’azienda di tecnologie per combustibili rinnovabili, che mirano entrambe a sostenere gli sforzi di decarbonizzazione nel settore del trasporto a livello globale, responsabile di circa 7,3 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2 nel 2020.

Un’altra società in cui il Climate Pledge Fund ha investito è Pachama, che ha messo a punto una tecnologia di telerilevamento e intelligenza artificiale per misurare la CO2 immagazzinata nelle foreste e monitorarla nel tempo, permettendo alle organizzazioni e agli individui di compensare le loro emissioni in modo più trasparente e misurabile, sostenendo progetti di riforestazione e conservazione delle foreste.

Gli impegni del Climate Pledge

Ma cosa significa Climate Pledge? Che tipo di patto è?

Ebbene, ogni firmatario del Climate Pledge si impegna a:

  • misurare e rendicontare periodicamente le proprie emissioni di gas serra;
  • implementare strategie di decarbonizzazione in linea con l’Accordo di Parigi attraverso cambiamenti e innovazioni reali della propria attività, che comprendano un miglioramento dell’efficienza, l’impiego di energia rinnovabile, la riduzione dei materiali e altre strategie atte all’eliminazione delle emissioni di CO2;
  • neutralizzare qualsiasi emissione residua adottando misure compensative aggiuntive, quantificabili, reali, permanenti e con un impatto sociale positivo, così da raggiungere zero emissioni di CO2 annue entro il 2040.

Certamente si tratta di un patto tra aziende private, l’adesione a una sorta di manifesto delle buone intenzioni che non ha un vero e proprio vincolo a garanzia del suo rispetto se non l’interesse a mantenere la reputazione, l’autorevolezza, la serietà del nome aziendale sia ne confronti dei consumatori e cittadini, che nei rapporti tra pari, cioè con le altre aziende. E il valore della reputazione è elevatissimo oggi, ed in mano ad ogni persona del pianeta farlo pesare tenendo sotto controllo come si comportano proprio grazie a determinate dichiarazioni ufficiali.

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