#climaleaks, ecco il drammatico rapporto Ipcc non autorizzato sul cambiamento climatico

La bozza del rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico fa paura. Dobbiamo ridefinire radicalmente il nostro stile di vita e di consumo

L’agenzia di stampa francese Agence France-Presse (AFP) è riuscita a ottenere la bozza (non ufficiale e non autorizzato quindi) del rapporto del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC). Su questa fuoriuscita di notizie Ipcc si è espressa dicendo che non intende commentare informazioni che erano confidenziali e che i lavori sono ancora in corso, quindi le informazioni non sono del tutto attendibili.

Il precedente report di questa organizzazione molto autorevole era del 2014.

Secondo quello che riporta l’agenzia francese, il rapporto ha toni e dati drammatici: si dice che il cambiamento climatico “rimodellerà fondamentalmente la vita sulla Terra nei prossimi decenni, anche se gli esseri umani possono domare le emissioni di gas serra che riscaldano il pianeta”.

Estinzione delle specie, diffusione di malattie, calore invivibile, collasso dell’ecosistema, città minacciate dall’innalzamento dei mari – questi e altri impatti climatici devastanti stanno accelerando e sono destinati a diventare dolorosamente ovvi prima che un bambino nato oggi compia 30 anni.

Le scelte che le società fanno ora determineranno se la nostra specie prospera o semplicemente sopravvive nel corso del XXI secolo, dice l’IPCC (secondo la bozza).

Le soglie di non ritorno sono più vicine di quanto si pensasse una volta e le conseguenze terribili derivanti da decenni di inquinamento sfrenato da carbonio sono inevitabili nel breve termine.

“Il peggio deve ancora venire, e colpirà la vita dei nostri figli e nipoti molto più della nostra”, dice il rapporto.

Di gran lunga il catalogo più completo mai realizzato di come il cambiamento climatico sta sconvolgendo il nostro mondo, il rapporto è un atto d’accusa di 4.000 pagine sulla gestione del pianeta da parte dell’umanità.

Il documento, che ha l’obiettivo di influenzare le decisioni politiche critiche, è previsto non venga pubblicato prima di febbraio 2022, troppo tardi per arrivare in tempo ai vertici delle Nazioni Unite di quest’anno su clima, biodiversità e sistemi alimentari, dicono alcuni scienziati.

Il cambiamento climatico è anche ingiusto, sottolinea la bozza di documento, che mette in evidenza come i più colpiti dai suoi effetti saranno quelli meno responsabili del riscaldamento globale, che soffriranno in modo sproporzionato.

Se continueremo a immettere quantità record di gas serra nell’atmosfera, compromettiamo la capacità delle foreste e degli oceani di assorbirli, trasformando i nostri più grandi alleati naturali nella lotta contro il riscaldamento in nemici.

Avverte, il rapporto, che i precedenti grandi shock climatici della storia hanno alterato drammaticamente l’ambiente e cancellato la maggior parte delle specie, sollevando la questione se l’umanità stia seminando i semi della sua stessa fine.

“La vita sulla Terra può riprendersi da un drastico cambiamento climatico evolvendo in nuove specie e creando nuovi ecosistemi”, dice. “Gli esseri umani non possono”.

I quattro punti salienti nella bozza del rapporto

Le conseguenze irreversibili del surriscaldamento

Il primo è che con 1,1 gradi Celsius di riscaldamento registrati finora, il clima sta già cambiando.

Un decennio fa, gli scienziati credevano che limitare il riscaldamento globale a due gradi Celsius sopra i livelli della metà del 19° secolo sarebbe stato sufficiente per salvaguardare il nostro futuro. Questo obiettivo è sancito dall’Accordo di Parigi del 2015, adottato da quasi 200 nazioni che hanno giurato di limitare collettivamente il riscaldamento a “ben al di sotto” dei due gradi Celsius – e 1,5 gradi se possibile.

Purtroppo, con le tendenze attuali, ci stiamo dirigendo verso i tre gradi Celsius nella migliore delle ipotesi. I modelli precedenti prevedevano che non avremmo probabilmente visto cambiamenti climatici che avrebbero alterato la Terra prima del 2100.

Ma la bozza del rapporto delle Nazioni Unite dice che il riscaldamento prolungato anche oltre 1,5 gradi Celsius potrebbe produrre “conseguenze progressivamente gravi, lunghe secoli e, in alcuni casi, irreversibili”.

Il mese scorso, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha proiettato un 40% di possibilità che la Terra superi la soglia di 1,5 gradi per almeno un anno entro il 2026.

Per alcune piante e animali, potrebbe essere troppo tardi. “Anche a 1,5 gradi Celsius di riscaldamento, le condizioni cambieranno oltre la capacità di adattamento di molti organismi”, nota il rapporto. Le barriere coralline – ecosistemi da cui dipende mezzo miliardo di persone – sono un esempio.

Un mondo che si riscalda ha anche aumentato la lunghezza delle stagioni degli incendi, raddoppiato le aree potenzialmente bruciabili e contribuito alle perdite dei sistemi alimentari.

Necessità di adattarsi

Il mondo deve affrontare questa realtà e prepararsi ad affrontare le conseguenze, questo è il secondo importante risultato del rapporto.

“Gli attuali livelli di adattamento saranno inadeguati a rispondere ai futuri rischi climatici”, avverte. Le proiezioni di metà secolo – anche sotto uno scenario ottimistico di due gradi Celsius di riscaldamento – sono sottovalutate.

Decine di milioni di persone in più dovranno probabilmente affrontare la fame cronica entro il 2050, e altri 130 milioni di persone potrebbero sperimentare la povertà estrema entro un decennio se la disuguaglianza si approfondirà.

Nel 2050, le città costiere sulla “prima linea” della crisi climatica (Mumbai in India, Miami negli Stati Uniti, Dacca in Bangladesh o ancora Venezia in Italia, per citarne alcune) saranno a rischio di inondazioni e tempeste, rese più mortali dall’innalzamento dei mari e di fatto diventeranno invivibili, costringendo milioni di persone a spostarsi.

Circa 350 milioni di persone in più che vivono nelle aree urbane saranno esposte alla scarsità d’acqua a causa di gravi siccità a 1,5 gradi Celsius di riscaldamento – 410 milioni a due gradi Celsius. Quel mezzo grado in più significherà anche 420 milioni di persone in più esposte a ondate di calore estreme e potenzialmente letali.

“Si prevede che i costi di adattamento per l’Africa aumenteranno di decine di miliardi di dollari all’anno con un riscaldamento superiore ai due gradi”, avverte il rapporto.

Effetti di un tornado in Alaska

E’ vicino il punto di non ritorno

Il terzo punto saliente del rapporto delinea il pericolo derivante dai cosiddetti punti di ribaltamento, i punti di non ritorno, che gli scienziati hanno appena iniziato a misurare e comprendere.

Sono state fatte alcune previsioni alternative sulla base di differenti scenari legati alle temperature. Un riscaldamento di due gradi Celsius potrebbe determinare lo scioglimento degli strati di ghiaccio in cima alla Groenlandia e all’Antartico occidentale – che libererebbe abbastanza acqua da sollevare gli oceani di 13 metri, questo sarebbe un punto di non ritorno.

Altri punti di ribaltamento potrebbero essere il bacino amazzonico che si trasforma da foresta tropicale a savana, i miliardi di tonnellate di carbonio liberate dal permafrost della Siberia che andrebbero ad alimentando un ulteriore riscaldamento.

In un futuro più immediato, alcune regioni – Brasile orientale, Sud-Est asiatico, Mediterraneo, Cina centrale – e quasi ovunque le coste potrebbero essere colpite da molteplici calamità climatiche in una volta sola: siccità, ondate di calore, cicloni, incendi, inondazioni.

Gli impatti del riscaldamento globale sono inotre amplificati da tutti gli altri modi in cui l’umanità ha distrutto l’equilibrio della Terra.

Questi includono “perdite di habitat e resilienza, sfruttamento eccessivo, estrazione dell’acqua, inquinamento, specie non indigene invasive e dispersione di parassiti e malattie”, dice il rapporto.

Non c’è una soluzione facile a questo groviglio di problemi, ha detto Nicholas Stern, ex capo economista della Banca Mondiale e autore della storica Stern Review on the Economics of Climate Change.

“Il mondo sta affrontando un complesso insieme di sfide intrecciate”, ha detto Stern, che non ha contribuito al rapporto dell’IPCC. “Se non le si affronta insieme, non si farà molto bene in nessuna di esse”.

Serve un cambiamento radicale

Nonostante queste apocalittiche notizie, l’IPCC sottolinea che si può fare molto per evitare gli scenari peggiori e per prepararsi agli impatti che non possono più essere evitati.

La conservazione e il ripristino dei cosiddetti ecosistemi di carbonio blu – le foreste di alghe e mangrovie, per esempio – migliorano gli stock di carbonio e proteggono dalle tempeste, oltre a fornire habitat per la fauna selvatica, mezzi di sussistenza costieri e sicurezza alimentare.

Gli scienziati suggeriscono anche di passare a diete più vegetali, misura che da sola potrebbe anche ridurre le emissioni legate al cibo fino al 70 per cento entro il 2050.

Ma la semplice sostituzione di un’auto a benzina con una Tesla o il piantare miliardi di alberi per compensare il business-as-usual non è sufficiente, avverte il rapporto.

“Abbiamo bisogno di un cambiamento radicale che operi su processi e comportamenti a tutti i livelli: individuo, comunità, affari, istituzioni e governi”, dice.

“Dobbiamo ridefinire il nostro stile di vita e di consumo”.

(traduzione dalla fonte originaria dell’articolo – AFP)

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