Economia circolare: le aziende virtuose

Condivisione, prestito, riutilizzo, ricondizionamento e riciclo sono gli obiettivi dell’economia circolare. Vediamo i progetti più virtuosi delle aziende.

Condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo sono gli obiettivi dell’economia circolare che alcune aziende hanno deciso di mettere in atto. Questo modello di economia si contrappone all’economia lineare che rappresenta il prototipo classico dove tutte le materie prime hanno un ciclo di vita unico composto da una catena “prendi-produci-smaltisci”.

Scopriamo insieme alcuni esempi pratici di circular economy applicata a diversi settori, dall’alimentare al tessile, illustrando alcuni progetti delle aziende più virtuose.

I punti cardine della circular economy

La finalità principale dell’economia circolare è quella di ridurre al massimo i rifiuti, riutilizzando le materie prime che compongono determinati prodotti per crearne degli altri oppure estendendo al massimo il ciclo di vita dei prodotti.

Questo tipo di economia produce diversi vantaggi a livello ambientale ed economico, come ad esempio:

  • Maggiore disponibilità di materie prime;
  • Diminuzione dei rifiuti;
  • Maggiore competitività nel mercato;
  • Diminuzione delle emissioni;
  • Maggiori posti di lavoro;
  • Crescita economica dovuta ad un aumento del PIL dello 0,5%.

Ad oggi si parla molto di questo metodo di riciclo e molte aziende hanno colto al volo i vantaggi che l’economia circolare può dare sia in termini ambientali che in termini economici.

Economia circolare nel settore tessile

Secondo dei dati raccolti dal WWF, il settore tessile è colpevole dell’emissione di circa 1,7miliardi di tonnellate di CO2 l’anno. Questo dato si somma alla constatazione che sono ancora troppo poche le aziende che puntano all’utilizzo di prodotti riciclati e sui vantaggi dell’economia circolare.

Dal 1996, la quantità di indumenti richiesti e acquistati dalla clientela è aumentata del 40% a causa dei prezzi estremamente ridotti degli articoli, soprattutto quelli prodotti dalle insegne di fast fashion. 

Da allora il ciclo di vita dei prodotti d’abbigliamento è diminuito a dismisura. In Europa, ogni soggetto tende a smaltire circa 11Kg di prodotti tessili all’anno. L’87% di questi vengono inceneriti e portati in discarica, mentre il restante 12% viene esportato fuori dall’UE.  

Ma i dati scoraggianti non terminano qui. Solo l’1% degli indumenti mondiali è sottoposto a riciclo anche a causa delle tecnologie inadeguate presenti nei diversi paesi.

Per fortuna, però, alcune aziende del campo tessile si stanno muovendo verso un’economia circolare ecosostenibile, ve ne presentiamo alcune.

Orange Fiber

È la primissima start up che è riuscita a recuperare da uno scarto proveniente dal mondo agroalimentare una nuovissima fibra tessile. Le arance sono il fulcro di questo tessuto. L’azienda, mediante la lavorazione della cellulosa proveniente dagli scarti dell’industria del succo di agrumi, ha ottenuto un nuovo tessuto di alta qualità.

Rifò

Rifò è un’azienda toscana di origine pratese che si è posta l’obiettivo di rimodellare il settore dell’abbigliamento attraverso gli impianti di produzione, trasporto e packaging ponendo la parola fine alla sovraproduzione e al sovra consumo di capi d’abbigliamento. Il nome Rifò significa letteralmente “rifare” in dialetto toscano e già da questa denominazione si possono capire gi intenti aziendali.

La mission è anche quella di creare nuovi capi d’abbigliamento partendo dal recupero dei tessuti, seguendo la tradizione degli antichi artigiani che inventarono questa pratica.

Un altro aspetto molto interessante di questo brand è il sistema RePack, uno speciale imballaggio riutilizzato che può essere spedito senza nessun problema anche tramite posta. Servizio estremamente utile e funzionale è anche quello che permette ai clienti di spedire presso la stessa Rifò capi d’abbigliamento usati in cotone, lana e cashmere, utilissimi per la creazione di nuovi vestiti riciclati.

Economia circolare nel settore alimentare

Anche il settore alimentare concorre in maniera importante all’emissione di gas tossici e potenzialmente dannosi per il nostro ambiente. Secondo uno studio condotto dalla FAO in collaborazione con la Commissione Europea, il settore alimentare partecipa a circa un terzo delle emissioni totali emettendo circa il 34% biossido di carbonio presente nell’aria.

Fortunatamente, alcune aziende alimentai si sono già mosse verso l’attuazione di un’economia circolare, riducendo al massimo i rifiuti e le stesse emissioni.

Barilla

Il progetto “CartaCrusca” è un piano ideato da Barilla in collaborazione con Favini. Questo progetto ha il compito di produrre la carta per il proprio packaging attraverso la crusca ricavata dalla macinazione del grano, orzo, segale e altri cerali e l’unione della più classica cellulosa.

Lavazza

In questo caso, Lavazza è riuscita a ricavare due prodotti riciclati da una singola capsula usata.

Il primo è indubbiamente la capsula biodegradabile che, dopo essere stata utilizzata, può essere gettata nei rifiuti organici così da diventare successivamente compost da utilizzare per la produzione di bio-metano.

La seconda invenzione estremamente funzionale è la produzione di funghi. Lavazza, grazie soprattutto agli studi effettuati dall’università di Torino, ha scoperto che i fondi di caffè inutilizzati possono diventare una risorsa estremamente utile per la produzione di funghi commestibili.   

L’economia circolare di Ikea

Tra le multinazionali che più si stanno spendendo per adottare i principi della circular economy c’è Ikea.

L’obiettivo principale di Ikea è quello di trasformare la propria economia da lineare a circolare riducendo gli sprechi e ottimizzando al massimo l’utilizzo di materie prime come legno e plastica.

Molti prodotti Ikea, infatti, si compongono di legno: il prossimo step del brand è quello di diminuire al massimo l’abbattimento degli alberi attraverso il riciclo delle componenti legnose dei mobili usati.

Questa tipologia di legno riciclato si chiama legno processato e permette di ridurre del 60% il consumo del materiale proveniente dagli alberi.

Ma il riciclo non si ferma solo a questa componente. Ikea, infatti, attraverso il riciclo delle bottiglie in PET, realizza le ante di cassetti e armadi creando un nuovissimo materiale da poter utilizzare e aggiungere ai propri articoli.

Attraverso il progetto Second life, inoltre, Ikea dà la possibilità ai suoi clienti di vendere i mobili che ormai non usano più con lo scopo di essere rivenduti a prezzi minori ad altri individui che ne necessitano, dando nuova vita al mobile stesso.

Come puoi vedere, i campi d’applicazione dell’economia circolare sono davvero molteplici e permettono vantaggi non solo economici ed ecologici, ma persino sociali. La strada da fare è ancora tanto, ma intanto qualcosa si muove e chissà: magari sempre più aziende virtuose faranno della circular economy il loro modello di business.

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