Il 2025 è stato proclamato dall’Assemblea delle Nazioni Unite l’anno internazionale delle cooperative, che sarà celebrato attraverso l’approfondimento del tema “Le cooperative costruiscono un mondo migliore”. Nel concreto, questo si tradurrà in una serie di iniziative e in una generale attività di informazione e sensibilizzazione, con cui l’ONU vuole porre l’attenzione sul ruolo che le cooperative possono giocare nello sviluppo sostenibile. L’ONU ha, dunque, l’obiettivo di sostenere ed espandere le cooperative ovunque nel mondo, rafforzando “il loro contributo per un mondo migliore”, come emerge dalle parole di Li Junhua, sottosegretario generale del dipartimento degli Affari economici e sociali delle Nazioni Unite. Già il 2012, in realtà, era stato dedicato alle cooperative e al loro impatto positivo sulla riduzione della povertà, il loro potenziale di generazione di occupazione e integrazione sociale; ora queste organizzazioni tornano protagoniste proprio in virtù del loro contributo allo sviluppo economico e sociale della collettività, alla luce dei cambiamenti socio-economici e del nuovo panorama mondiale che si è delineato dal 2012 a oggi.
Cosa sono le cooperative
Le cooperative sono organizzazioni fondate sul contributo di lavoro e di capitale dei soci, il cui scopo principale è quello di ottenere beni e servizi a condizioni vantaggiose evitando le intermediazioni e riuscendo così a mantenere un potere decisionale condiviso ed equo, anche se – ovviamente – sottoposto a opportune regolamentazioni. Oggi esistono cooperative in tutti i settori, da quello produttivo (manifattura, industria, edilizia, meccanica, energia) ai servizi di logistica, ristorazione e vigilanza, dalla grande distribuzione all’agricoltura, passando per turismo, finanza, banca e assicurazioni – come Insieme, la cooperativa benefit e B Corp che si propone come un modello alternativo nel settore -, ma anche sanità, politiche abitative, scienza – come Shoreline, che monitora la salute ambientale del Mediterraneo – e, ancora, la cultura, con servizi museali, biblioteche e organizzazione di eventi.
Il lungo percorso delle cooperative parte da lontano, con una storia cominciata, in ambiente operaio socialista e cattolico, nel XIX secolo; in Italia la prima cooperativa nacque nel 1854, in particolare a Torino, per essere seguita poi da diverse altre realtà in Lombardia e Veneto, dove si diffusero in particolare le prime casse rurali e i primi consorzi agrari per la vendita di prodotti e l’acquisto di macchinari. Dopo il 1890 si diffusero poi le cooperative di consumo, a partire dalle quali nacquero – e proseguirono in maniera autonoma – i sodalizi del credito popolare e in cui aumentò di peso la componente socialista. Quest’ultima contribuì alla spinta per la collaborazione e il supporto reciproco sul piano internazionale, che portò alla nascita, nel 1895, dell’Alleanza cooperativa internazionale, che, con sede a Ginevra, riuniva circa 230 movimenti cooperativi di 100 Paesi del mondo. Oggi oltre il 90% delle cooperative italiane sono riunite in tre principali associazioni: Legacoop, Confcooperative, AGCI, costituitesi nel 2011 in un coordinamento nazionale, l’Alleanza delle Cooperative Italiane, che oggi riunisce 39.500 imprese associate, rappresentando oltre il 90% del mondo cooperativo italiano per numero di persone occupate (oltre 1.150.000), per fatturato realizzato (150 miliardi di euro) e per soci (oltre 12 milioni), incidendo sul PIL per circa l’8%.
Un anno per le cooperative: come e perché
Se oggi il modello cooperativo è considerato una soluzione cruciale per affrontare diverse sfide globali e attuare gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati per il 2030 dall’Agenda 2030 dell’Onu – una scadenza a cui ormai mancano appena cinque anni – è anche perchè questo costituisce un tassello fondamentale per una società più equa e sostenibile, non solo sul piano ambientale, ma innanzitutto per quello sociale. In Italia, ad esempio, le cooperative sono un importante veicolo di inclusione socioeconomica, dal momento che il 58% delle persone occupate nelle cooperative italiane sono donne – categoria che rappresenta la metà della popolazione ma che, come purtroppo sappiamo, è ancora troppo spesso svantaggiata – e il 15% sono persone immigrate. L’inclusione e l’integrazione più rispettose ed efficaci – attraverso il lavoro e l’empowerment – sono tra gli obiettivi dichiarati delle stesse cooperative, che operano concretamente per realizzarle: ne è esempio, tra le altre, la Cooperativa Sociale Madre Teresa, impegnata in accoglienza e formazione per donne e famiglie in difficoltà.
In occasione di quest’anno, tra le altre cose, l’Assemblea generale ONU ha invitato gli Stati membri a prendere in considerazione l’istituzione di comitati nazionali per coordinare e preparare tutte le attività che potranno essere realizzate a livello di singoli Paesi. Per celebrare questo anno speciale, inoltre, l’ONU propone una serie di iniziative, suggerite nell’apposita risoluzione adottata a giugno 2024: promuovere la creazione di meccanismi nazionali, come ad esempio i comitati nazionali, per preparare, osservare e dare seguito all’Anno Internazionale delle Cooperative, in particolare per pianificare, stimolare e armonizzare le attività di governo e agenzie e organizzazioni non governative coinvolte nell’Anno Internazionale; l’ONU invita anche il Dipartimento degli Affari Economici e Sociali della Segreteria – in collaborazione con le organizzazioni internazionali competenti, le agenzie specializzate e le cooperative locali, nazionali e internazionali – a facilitare l’attuazione dell’Anno Internazionale delle cooperative come strumento per promuovere le cooperative e sensibilizzare sul loro contributo allo sviluppo sociale ed economico. Il risultato di quest’anno, cioè, dovrebbe essere un rafforzamento delle società cooperative e una maggiore e più diffusa consapevolezza della loro importanza per la collettività e per il benessere socio-economico e ambientale.