Il ritorno dei castori, sentinelle ambientali

Il castoro, noto come un ingegnere ambientale, è una sentinella del benessere del nostro ambiente; in Italia negli ultimi anni si sono segnalati nuovi avvistamenti di castori, dopo che si ritenevano scomparsi: ecco perché potrebbe essere una buona notizia, ma va monitorata.

Qualche presenza era stata segnalata già nel 2018 e poi nel 2021, nelle regioni a Nord-Est, in Friuli e Alto Adige, dove sono arrivati migrando spontaneamente dall’Austria; ma nei mesi scorsi, a distanza di un anno dal primo avvistamento nell’area di Sansepolcro, in provincia di Arezzo, è stata ufficialmente  confermata dagli esperti la stabilizzazione di nuclei vitali di castori anche in Italia centrale, dove sono stati intercettati con le fototrappole. Ad individuarli sono stati i tecnici del Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno, impegnati nell’attività di monitoraggio dei corsi d’acqua per la prevenzione del rischio idraulico.

I castori sono roditori semiacquatici, che cioè vivono tra terra e fiumi, e ne esistono due specie: il castoro americano (Castor canadensis), che vive in Nord America, e il castoro eurasiatico (Castor fiber). La specie europea è quasi scomparsa in Europa a causa di una caccia indiscriminata condotta in particolare per le pellicce, cosa che ha spinto la Direttiva comunitaria Habitat – che mira a salvaguardare la biodiversità tramite la conservazione degli habitat naturali nel territorio europeo – a inserirla tra le specie protette e ad avviare dei programmi di reinserimento, mentre in Italia i castori sono “specie particolarmente protetta” ai sensi della Legge 157/1992 per la fauna selvatica. Il loro ritorno nel nostro Paese è quindi innanzitutto una buona notizia, che suggerisce una ripresa della popolazione di questi roditori, il cui comportamento e le cui abitudini di vita plasmano in modo molto evidente l’ambiente; e proprio per questo motivo – a prescindere dalla positività della notizia – bisogna in ogni caso tenere strettamente monitorato l’ambiente e in particolare i rischi idrogeologici per evitare possibili problemi. I problemi non derivano tanto dalla presenza del castoro in sé e per sé, trattandosi di un animale che per natura vivrebbe presso i fiumi italiani, ma più che altro dal fatto che dal suo habitat naturale era praticamente scomparso sin dal 1500 e dunque gli spazi naturali che oggi restano sono decisamente diversi da quelli che erano allora, essendo stati ridotti e fortemente modificati dalle attività umane e, nel caso specifico dei fiumi, essendo spesso stati abbandonati all’incuria.

Castori, instancabili ingegneri della natura

Anche se non vanno confusi con le nutrie – che sono originarie del Sud America e che, quindi, in Italia sono una specie aliena ed invasivai castori sono considerati dagli esperti dei veri ingegneri ecosistemici, perché capaci di modificare sensibilmente l’ambiente in cui vivono, costruendo dighe con tronchi d’albero, rami, fango e pietre. Con la loro attività portano a un immagazzinamento dell’acqua in superficie man mano che creano degli stagni e ne accrescono le dimensioni: quest’acqua filtra nella falda freatica e ricarica anche le falde acquifere, cosa che in alcuni luoghi aiuta a mantenere in funzione i corsi d’acqua che altrimenti in estate si seccherebbero. Gli stagni così prodotti, inoltre, sono l’habitat di molte specie di insetti, uccelli, anfibi, mammiferi e pesci, mentre il legno in acqua diventa fonte di cibo e riparo per animali più piccoli, a partire dagli insetti che a loro volta diventano preda di altri animali, come i pesci. Le tane dei castori – vere e proprie costruzioni architettoniche avanzate – forniscono inoltre riparo ad altri animali come topi muschiati, visoni e persino lontre di fiume, mentre alcuni uccelli nidificano sulla cima di queste costruzioni. Ci sono poi vere e proprie dighe che contribuiscono a ridurre i rischi derivanti dalle inondazioni. Le interazioni di questi curiosi roditori con l’ambiente in cui vivono, quindi, contribuisce non solo ad arricchire la biodiversità locale, ma anche a limitare i rischi idrogeologici.

I castori sono un problema?

L’attività dei castori, con la sua decisa impronta – innanzitutto positiva, come abbiamo visto – sull’ambiente che abita e sulle altre specie, dunque, è importante. Ma proprio per questo motivo bisogna fare delle distinzioni e non dare nulla per scontato: mentre nel nord-est italiano il castoro sembra essere arrivato spontaneamente ed è accolto con gioia da esperti ambientali e zoologi che auspicano un ripopolamento del Paese a partire proprio da lì, in centro Italia la situazione è diversa; qui, infatti, si sospetta che all’origine del ritorno dei castori vi sia un caso di reintroduzione non autorizzata nell’habitat ad opera di persone che hanno violato le regole che governano il rilascio di animali in natura, motivo per cui il fenomeno non ha potuto essere monitorato e oggi è potenzialmente rischioso.

Tuttavia, un gruppo di scienziati toscani che si fa chiamare “Rivers with Beavers”  ritiene che spostare i castori non avrebbe senso perché non provocano danni e, al contrario, creano benefici per l’ecosistema, ad esempio perché le loro costruzioni sono sfruttate anche da molte altre specie, anche protette, come alcuni invertebrati acquatici. L’ISPRA è di un’altra opinione, comunque, ritenendo che la situazione tra Toscana e Lazio, a differenza di quella del Nord, sia potenzialmente problematica e, dunque, da monitorare strettamente in questa fase, anche per valutare se sia possibile lasciare i roditori liberi di riprodursi o se sia necessario mettere un freno alla loro espansione. In ogni caso, stiamo assistendo a una ripresa della vitalità dei castori, instancabili architetti dei fiumi e dei torrenti, e questo, nonostante la necessità di analisi accurate e monitoraggi, non può che essere una buona notizia: è forse il momento di capire che non siamo noi i padroni della natura e i castori vogliono dimostrarcelo a colpi di dighe e tronchi d’albero.

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