Il Nobel dell’Acqua premia l’Italia: Andrea Rinaldo e i suoi studi rivoluzionari nell’eco-idraulica

Il 23 agosto il prof. Rinaldo, ingegnere e idrologo, ha ritirato il prestigioso premio a Stoccolma. Ecco cosa ha detto nel suo discorso di accettazione

Il professor Andrea Rinaldo è stato insignito del prestigioso Nobel dell’Acqua. L’annuncio di questa eccezionale onorificenza è stato fatto lo scorso autunno, ma il riconoscimento è stato consegnato il 23 agosto da parte dello Stockholm International Water Institute, per mano di re Carlo XVI Gustavo di Svezia. Lo Stockholm International Water Institute è un’istituzione senza scopo di lucro con una vasta gamma di competenze nella governance dell’acqua, dai servizi igienico-sanitari e dalla gestione delle risorse idriche alla diplomazia dell’acqua, impegnata a creare conoscenza, sviluppare capacità e offrire consulenza politica a Paesi, comunità e aziende e quest’anno ha deciso di attribuire il premio – considerato alla stregua di un Nobel di settore – come riconoscimento del culmine degli studi e lavori condotti dal professor Rinaldo nell’ambito dell’eco-idraulica, che hanno aperto nuove prospettive nella gestione e nella comprensione delle risorse idriche.

Una carriera dedicata all’acqua

Andrea Rinaldo è il fondatore del primo laboratorio di Ecoidrologia dell’Ecole Polytechnique Federale di Losanna e docente all’università di Padova; all’acqua ha dedicato tutta la sua carriera di ingegnere idraulico ed è il primo italiano a ottenere il prestigioso riconoscimento svedese. Il suo destino, d’altronde, era segnato, essendo nato a Venezia, città letteralmente costruita sull’acqua.

Rinaldo – la cui passione per gli studi idraulici è nata fin dall’infanzia, quando fu testimone dell’alluvione del 1966 – si è aggiudicato il premio per aver sviluppato modelli concettuali e quantitativi che hanno mostrato per la prima volta connessioni chiave tra le reti fluviali e la diffusione di soluti, specie acquatiche e malattie, un tema dimostrato tanto più fondamentale negli ultimi anni dalla pandemia, ma che molte parti del mondo vivono sulla propria pelle quotidianamente. È stata questa, essenzialmente, la motivazione della commissione giudicatrice del premio, che riguarda, quindi, innanzitutto il tema dell’ecologia in senso proprio: il legame reciproco e le interazioni tra i diversi componenti dell’ambiente, che siano elementi naturali, animali, esseri umani, virus e batteri. Queste interrelazioni non possono essere più ignorate dal sistema economico e dalla società, per il benessere di tutti. Non a caso, già nel marzo scorso, quando l’assegnazione del Stockholm International Water Institute era stata annunciata, il professor Rinaldo aveva parlato di questo, ammonendo che economia ed ecologia non possono continuare a scontrarsi.

Il discorso di accettazione

Proprio a Venezia Andrea Rinaldo ha dedicato spazio nel suo discorso di accettazione del premio, a Stoccolma. Al termine della cerimonia, infatti, ha parlato delle sue aspirazioni: “Il mio sogno era (ed è) aiutare a salvare Venezia, la città che di acqua vive ma di acqua rischia di morire”. Il monito è chiaro: Venezia, una delle città considerate le più belle del mondo, ha la sua massima fragilità proprio nella sua bellezza, minacciata dall’aumento del livello dei mari dovuto allo scioglimento dei ghiacci e, al contempo, dal turismo di massa.

Di fronte all’evidenza dei problemi socio-ambientali che riguardano Venezia e, in realtà, tutto il globo, Rinaldo ha voluto anche parlare di cosa si può fare per opporsi alla crisi climatica e alle sue conseguenze sui depositi d’acqua e sui flussi idrici, che, come si è visto quest’estate, le siccità sempre più gravi e prolungate mettono a durissima prova. Le parole chiave sono mitigazione e adattamento, ha sottolineato l’esperto. Sono soluzioni complesse e di difficile attuazione, ma che possono essere realizzate con un nuovo livello di educazione civica e di previsione di controllo dell’acqua sulle comunità. “Credo che i tempi siano maturi per ripensare a una giustizia sulla distribuzione delle risorse idriche e alla gestione delle stesse come strumento per ridurre le disuguaglianze su scala globale”.

Nel suo discorso, poi, Rinaldo ha anche scelto di citare un altro nome: quello di Greta Thunberg, l’attivista svedese per il clima dai cui scioperi è nato il movimento dei Fridays For Future, e il cui impegno è concentrato sul richiamare le autorità ad ascoltare gli scienziati e risvegliare la speranza nelle persone, obiettivi che l’idrologo italiano abbraccia.

In un momento in cui la crisi climatica si fa sempre più urgente e l’acqua diventa una risorsa sempre più preziosa, il lavoro e l’eredità di Andrea Rinaldo risuonano in modo particolare. E il premio arriva a sostenere il suo fondamentale lavoro e, non ultimo, a contribuire alla sua diffusione e notorietà anche presso i non addetti ai lavori che, anche senza addentrarsi negli studi specialistici del professore, possono trarne insegnamenti e ispirazione. Il Nobel dell’Acqua, si può dire, è più di un riconoscimento personale: è un richiamo all’azione per proteggere e preservare il nostro Pianeta blu per le generazioni a venire. Perché, come ha ricordato ancora Rinaldo citando il poeta britannico Wystan Hugh Auden: “Migliaia di persone hanno vissuto senza amore. Non uno senz’acqua”.

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