IPCC, il tempo è finito, dobbiamo agire coraggiosamente

L’ultimo Rapporto dell’IPCC sul clima è stato pubblicato: non c’è più tempo, occorre agire subito, con coraggio e senza perdere la speranza.

Il Sesto Rapporto di Valutazione sulla crisi climatica indicato con la sigla Ar6 è stato pubblicato il 20 marzo 2023 dall’IPCC, Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici.

Questo rapporto ha una modalità differente rispetto ai report precedenti, perché integra e mette insieme i risultati ottenuti da tre diversi gruppi di lavoro con tre focus differenti:

• basi fisico-scientifiche

• impatti, adattamento e vulnerabilità

• mitigazione dei cambiamenti climatici

I risultati dei gruppi sono integrati a loro volta con altri tre report speciali che trattano i temi del riscaldamento globale, dei cambiamenti climatici a livello di suolo, oceano e criosfera, termine che indica tutte quelle zone della Terra coperte da ghiaccio o neve.

A conclusione dei lavori, l’IPCC pubblica un sommario, chiamato summary for policy makers, una linea guida dettata dagli scienziati, fatta per i politici e per chi prende decisioni ad ogni livello.

Questo Sesto Rapporto di Valutazione rappresenta la più aggiornata e completa rassegna scientifica sui cambiamenti climatici, è un testo essenziale e importante, una linea guida fondata sui dati del clima raccolti da scienziati di tutto il mondo.

Il report si apre con una frase importante:

“Un’azione urgente per il clima può garantire un futuro vivibile per tutti”

Sono decenni che gli scienziati ci avvertono dei cambiamenti climatici. Un’urgenza e un’emergenza oggi più che mai reale e imprescindibile se vogliamo garantire un futuro vivibile per noi stessi e per le generazioni future.

Oggi la situazione è chiara, grave ed urgente, ma abbiamo a disposizione tutto quello che ci occorre per agire in fretta. Ci sono le indicazioni su come agire per ridurre le emissioni di gas serra e adattarsi al clima che è cambiato e continuerà a cambiare con l’azione degli esseri umani.

Il tempo a nostra disposizione c’è, ma è davvero poco: la finestra temporale si sta chiudendo velocemente. Agire ora, tutti insieme e nella stessa direzione per garantire a tutti un futuro sostenibile e vivibile, senza perdere la speranza.

Rimanere sotto 1,5°C di surriscaldamento globale

Il punto chiave resta l’innalzamento della temperatura globale che deve restare al di sotto di 1,5°C. L’allarme era stato lanciato chiaro e forte nel report del 2018 e, nonostante questo, la temperatura globale ha continuato ad innalzarsi perché immettiamo troppi gas serra in atmosfera. Le azioni, i piani e il lavoro fatto finora non sono sufficienti: occorrono scelte e decisioni più coraggiose ed ambiziose.

I dati registrati dalla rivoluzione industriale ad oggi dicono chiaramente che l’uso dei combustibili fossili in un secolo ha portato ad avere un aumento della temperatura globale pari a 1,1°C rispetto al periodo preindustriale. Il limite di 1,5°C è sempre più vicino ed è sempre più difficile non superarlo.

La conseguenza dell’aumento della temperatura globale sono gli eventi climatici estremi che si susseguono in ogni parte del mondo ad una velocità mai vista nelle epoche storiche precedenti. Oltre ai danni ambientali, sono enormi i danni alle persone e all’economia, soprattutto per i settori dell’agricoltura e della pesca.

I rischi per la salute umana e per quella degli ecosistemi terrestri e marini aumentano notevolmente. Ondate di pioggia e calore uccidono persone, animali e raccolti. Quando il clima è estremo, i raccolti e il pescato diminuiscono causando fame e carestie e portando intere popolazioni ad emigrare verso terre meno aride, meno invase da uragani e cicloni, terre dove è ancora possibile vivere.

Il clima che cambia causa una grave insicurezza alimentare e idrica per le persone e per gli animali e questa insicurezza è destinata ad aumentare insieme all’aumento del riscaldamento del Pianeta. Lo scenario già difficile viene reso ancora più drammatico quando avvengono eventi estremi come la pandemia, le guerre e i conflitti armati.

Questo è il quarto generale indicato dal Sesto Report dell’IPCC. Vediamo, in particolare, cosa contengono i tre paragrafi del report: perdite e danni, una via chiara per il futuro e favorire lo sviluppo sostenibile.

Perdite e danni

Il tema delle perdite e danni è stato affrontato nelle diverse Conferenze delle Parti. Si tratta di un capitolo che evidenzia come i Paesi che inquinano meno sono quelli più colpiti dal clima che cambia.

La metà delle persone e degli habitat più vulnerabili al mondo si trovano all’interno di Stati che inquinano di meno, ma allo stesso tempo sono proprio questi Stati i più soggetti al clima che cambia. Ecco perché occorre modificare in modo radicale i nostri comportamenti e garantire un mondo equo e sostenibile ad ogni popolazione e ad ogni ecosistema.

Ridurre le emissioni di gas serra in ogni settore e in modo profondo, rapido e significativo è quello che l’ultimo report Ar6 ci spinge a fare. L’obiettivo è chiaro: ridurre della metà le emissioni di gas serra entro il 2030 è fondamentale se vogliamo che il surriscaldamento globale resti al di sotto di 1,5°C.

Una via chiara per il futuro

Le soluzioni che il Sesto Report IPCC ci suggerisce passano da uno sviluppo resiliente al clima. Occorre sapersi adattare al clima che cambia, in primo luogo riducendo le emissioni di gas serra.

Secondo punto fondamentale riguarda le energie pulite, che sono un aiuto prezioso per il clima e per la salute di tutti, in particolare di donne e bambini, la parte di popolazione più colpita dagli effetti dei cambiamenti climatici.

Preferire gli spostamenti a piedi, in bicicletta, coi mezzi pubblici sono comportamenti da favorire al massimo per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo ogni giorno.

Il costo per ridurre le emissioni sarebbe del tutto ripagato in termini di migliore qualità dell’aria e benessere che deriva da uno stile di vita più sostenibile ed equo.

Oggi sono necessarie scelte giuste e prese nel minor tempo possibile perché più passa il tempo, più sarà difficile raggiungere gli obiettivi climatici prefissati.

Serve un approccio che integra i dati della scienza con le conoscenze delle popolazioni indigene e locali: solo in questo modo si avranno soluzioni appropriate ad ogni popolo, habitat ed ecosistema. Avere finanziamenti adeguati sarà un altro passaggio fondamentale.

Favorire lo sviluppo sostenibile

Il report ci dice chiaramente che il capitale globale è sufficiente per mettere in atto programmi e azioni che riducono i gas serra. Servono finanziamenti da parte di tutti per poter raggiungere gli obiettivi climatici mondiali. Ognuno deve fare la sua parte: cittadini, aziende, banche, governi. Abbiamo esempi e buone pratiche già sperimentate e collaudate, pronte per essere applicate su larga scala.

Occorre interazione tra impegno politico, cooperazione internazionale e gestione degli ecosistemi per avere un’azione climatica che sia efficace ed equa.

Tutto è connesso: clima ecosistemi e società. Conservare il 30-50% degli ecosistemi terrestri, marini e di acqua dolce ci garantirà un Pianeta più sano e vivibile.

Ogni settore deve fare la sua parte per ridurre le emissioni di gas serra, dal settore alimentare, a quello energetico, ai trasporti e all’industria, insieme agli edifici privati. Ogni persona deve passare a uno stile di vita a basse emissioni di carbonio per migliorare l’ambiente ma soprattutto la salute umana e quella di piante e animali.

I cambiamenti trasformativi hanno maggiori probabilità di successo quando c’è fiducia, quando tutti collaborano per dare priorità alla riduzione dei rischi e quando i benefici e gli oneri sono condivisi in modo equo” così ha dichiarato il Presidente dell’IPCC, Hoesung Lee.

Siamo chiamati ad affrontare, presto e bene, una sfida globale: gravità, urgenza e speranza sono le parole guida di questo cambiamento.

Foto di NOAA

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