Non solo mozziconi: fumare distrugge (anche) l’ambiente

Tabacco, sigarette e dispositivi elettronici danneggiano i nostri polmoni, ma anche l’aria che respiriamo: dalle foreste abbattute alle sostanze chimiche, ecco come fumare nuoce gravemente…a tutti, non fumatori compresi

Che fumare sia un vizio molto pericoloso è ormai noto e riconosciuto da tutti, ma la nostra conoscenza dei motivi per cui lo è potrebbe essere incompleta. Tutti, infatti, sanno che il fumo è all’origine di tanti problemi di salute anche molto gravi soprattutto a carico del sistema respiratorio, non solo per chi fuma ma anche per chi è esposto al fumo passivo; si stima che 8 milioni di morti al mondo ogni anno siano correlati direttamente al tabacco, di cui circa 93mila solo in Italia (corrispondenti al 20% di tutte le morti tra gli uomini e a quasi l’8% del totale delle morti tra le donne) secondo i dati del Ministero della Salute, che calcola i costi per lo stato, tra diretti e indiretti, in oltre 26 miliardi di euro. All’origine di questi dati allarmanti sarebbe un numero di fumatori corrispondente al 19% dei cittadini italiani dai 14 anni in su, nel complesso circa 10 milioni di persone.

Ancora troppo poche persone, invece, si preoccupano dei danni indiretti di questa abitudine e di tutta l’industria miliardaria che la sorregge: quelli ambientali. Le ricadute ecologiche di un comparto con un giro d’affari da oltre 900 miliardi di dollari complessivi a livello mondiale (Fonte: Statista) rappresentano un aspetto forse meno noto dell’industria del tabacco e di certo meno discusso, ma non meno importante.

Foreste in fumo

Resta, in effetti, più difficile quantificare gli effetti provocati dall’impatto ambientale dell’industria del tabacco, anche se questo non significa che siano di poco conto. Il comparto, infatti, contribuisce al riscaldamento globale, alla deforestazione e al depauperamento degli ecosistemi, tanto che le emissioni carboniche che provoca – 84 milioni di tonnellate di CO2 annue – sono paragonabili a quelle di una compagnia petrolifera.

L’impatto dell’intera filiera comincia dalle fasi di coltivazione e dalle procedure di lavorazione delle piante di tabacco, che generano circa 45 milioni di tonnellate di anidride carbonica, anche per effetto dell’abbattimento di foreste secolari attuato per ricavare il legname che viene usato come carburante per l’essiccazione delle foglie; si calcola che circa 200mila ettari di terre siano soggetti a deforestazione e depauperamento dei terreni per far spazio alle piantagioni di tabacco, che necessitano poi anche di 22 miliardi di tonnellate d’acqua. I dispositivi elettronici da inalazione e a tabacco riscaldato – che riscuotono un relativo successo anche perché sono percepite come meno nocive – oltre al peso del tabacco e della filiera richiedono poi le risorse e l’energia necessarie alla fabbricazione della componente elettronica, un comparto noto per il suo impatto.

Oltre a tutto questo, però, non è meno incisivo l’effetto di quello che – purtroppo – più facilmente vediamo ogni giorno con i nostri occhi, forse sottovalutando i danni che provoca: i miliardi di mozziconi di sigaretta che finiscono dispersi nell’ambiente, diventano rifiuti tossici e contribuiscono al rilascio di sostanze chimiche nell’aria, nell’acqua e nei terreni. Basti pensare che in una sigaretta sono presenti più di 4mila sostanze chimiche inquinanti, oltre alla plastica che compone il filtro, che impiega più di dieci anni a scomparire. Quando i mozziconi sono gettati per strada o direttamente in natura – ad esempio in spiaggia, abitudine purtroppo ancora molto frequente – inoltre, c’è il rischio che gli animali li scambino per cibo: il problema è tanto grave che in ben il 30% delle tartarughe marine e addirittura nel 70% degli uccelli marini sono stati rinvenuti residui di sigarette. Ecco perché, oltre ad agire sulla riduzione dell’abitudine del fumo in toto, e sull’educazione dei fumatori a disporre correttamente dei mozziconi, sono utili iniziative come la normativa spagnola che impone proprio alle aziende produttrici di tabacco di farsi carico della raccolta e dello smaltimento dei mozziconi, e quella francese che prevede che queste aziende finanzino la raccolta dai luoghi pubblici.

Le ingerenze dell’industria

Certo limitare gli spazi in cui è possibile fumare può contribuire a disincentivare quest’abitudine così nociva, ma per il momento in Italia – che è tra i principali produttori di tabacco in Unione Europea – la proposta di legge presentata nel 2019 per estendere il divieto di fumo anche all’esterno di bar, ristoranti, stadi, parchi, monumenti pubblici e spiagge, è ancora bloccata. Non a caso, secondo il Global Tobacco Industry Interference Index 2021, il nostro è tra i Paesi in cui le politiche sul tema sono più esposte all’interferenza dell’industria, secondo un concetto formulato dalla Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco, un trattato internazionale per la salute pubblica: si contano persino casi di donazioni da parte delle lobby alle fondazioni dei principali partiti italiani.

Sembra, infatti, che diversi governi italiani abbiano prestato il fianco a colossi del settore come Philip Morris e British American Tobacco, che hanno potuto così aprire in Italia i propri stabilimenti e ridurre le tasse sui loro prodotti, contribuendo alla ripresa della tabacchicoltura in Italia; basti pensare, ad esempio, che, ancora nel 2022, il ministero italiano delle Politiche agricole ha rinnovato l’accordo di Coldiretti con Philip Morris Italia per la promozione della filiera locale, radicata soprattutto in Campania, Umbria, Veneto e Toscana.

Questi ostacoli riguardano anche i dispositivi elettronici, che non sono considerati alla stregua del tabacco anche se il loro scopo e il loro effetto sono gli stessi, cioè far consumare nicotina, e anche se la loro presunta minore pericolosità non è stata riconosciuta dal Ministero della Salute; eppure le proposte di inasprimenti della tassazione sulle cosiddette sigarette elettroniche incontra da noi spesso l’opposizione dei ministeri economici e di diversi parlamentari.

Buone notizie per i nostri polmoni e per il Pianeta

Nonostante questa situazione, non mancano le iniziative come la vasta campagna promossa da enti autorevoli come la Fondazione Umberto Veronesi, che con il suo Comitato scientifico chiede un aumento netto dei costi di tutte le materie e i dispositivi per il fumo, attraverso un deciso incremento delle accise. Si tratta di una misura in linea con quanto promosso dal Beating Cancer Plan dell’Unione Europea, che si pone come obiettivi la disincentivazione del consumo di tabacco e dell’iniziazione da parte delle fasce più esposte, in primo luogo i giovani; la mitigazione dell’impatto delle patologie correlate al fumo e la mobilitazione di risorse per rispondere alle necessità di prevenzione, assistenza ai malati e ricerca scientifica.

Nonostante le resistenze, quindi, qualche buona notizia non manca, perché il vizio del fumo sul lungo periodo sta segnando un calo, almeno in Italia – a parte la parentesi della pandemia in cui lo stress e i cambiamenti forzati hanno spinto in molti a riprendere pacchetto e accendino – in particolare tra le donne. Si attendono ora passi avanti da parte della politica – magari sull’esempio della Nuova Zelanda – essendo dimostrato che leggi e divieti in materia funzionano. Intanto, le iniziative di pulizia delle spiagge e di altre aree pubbliche – che trovano una grande risposta da parte della cittadinanza e che puntualmente riscontrano proprio i mozziconi tra i rifiuti più presenti – svolgono un’importante opera di sensibilizzazione che contribuisce al cambiamento delle abitudini, per la salute della Terra e di tutti i suoi abitanti.

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