Le soluzioni più bizzarre alla crisi climatica

Nella corsa a fermare la crisi climatica e l’aumento delle temperature, c’è chi cerca soluzioni creative e spesso stravaganti, in bilico tra geoingegneria e fantascienza.

La crisi climatica è la sfida più pressante della nostra epoca, a cui tutti sono chiamati a contribuire. Qualcuno cerca di farlo lasciando a briglia sciolta l’inventiva, magari – come talvolta capita, ad esempio nel caso dei milionari statunitensi – supportato da un patrimonio consistente, dal desiderio di diventare un geniale inventore o di scoprirsi salvatore dell’umanità. In alcuni casi questa miscela porta alla formulazione di soluzioni creative e fuori dagli schemi per contrastare gli impatti devastanti del cambiamento climatico, alcune focalizzate sui gas serra dispersi in atmosfera, altre sui raggi del sole. Mentre le soluzioni conosciute e scientificamente provate – riconversione industriale e agricola e transizione energetica in testa – restano, a oggi, le uniche certezze per frenare la crisi climatica, alcuni fantasiosi innovatori stanno esplorando strade meno convenzionali. Abbiamo raccolto alcune delle proposte più strane, tra tecnologia fantascientifica e geoingegneria.

1. Schermare il Sole per ridurre il caldo

SCoPEx, progetto nato nel lontano 2012 e fortemente sostenuto (e finanziato) da Bill Gates, di recente pare sia stato preso in considerazione nientemeno che dal governo statunitense, che avrebbe incaricato l’Università di Harvard di formulare una valutazione scientifica dei vantaggi e dei limiti di un’idea tanto innovativa quanto bizzarra. Si tratta, infatti, di una sorta di schermo dei raggi del sole, da realizzare attraverso un sistema di SRM (Solar Radiation Management, letteralmente “gestione della radiazione solare”). La Casa Bianca, cioè, avrebbe commissionato uno studio per valutare vari metodi: la moltiplicazione della quantità di aerosol nella stratosfera, l’aumento del potere riflettente delle nuvole sugli oceani e la riduzione della quantità di cirri in alta quota, tutto con l’obiettivo di creare artificialmente delle nuvole spruzzando nell’atmosfera, attraverso un pallone aerostatico, una soluzione composta da acqua, gesso e particelle di zolfo, per aiutare la formazione delle nubi, che andrebbero a bloccare la luce nel sole nell’atmosfera superiore. Si tratta delle ipotesi di geoingegneria solare forse più controverse tra quelle proposte per contrastare il riscaldamento globale perché, come avvertono diversi scienziati, sono potenzialmente pericolose, dato che non se ne conoscono le conseguenze (tanto più nel caso di errori di calcolo) sul meteo e sull’agricoltura, ma anche sulla composizione chimica dell’atmosfera.

2. Specchi nello spazio

Sempre di specchiare le radiazioni solari si tratta, ma in un modo ancora più fantascientifico… e fantasioso. È la proposta dello studio italiano Marco Peroni Ingegneria: Dark Shadow, una grande installazione in orbita geostazionaria composta da un anello abitabile e da un sistema fatto di elementi mobili per schermare la luce solare e mitigare, così, il riscaldamento della Terra; lo schermo è composto da immense losanghe a punta, capaci, se necessario, di ombreggiare completamente il Pianeta, con, in più, la funzione di pannelli fotovoltaici. L’invenzione, in realtà, non ha la pretesa di fornire una soluzione realistica a problemi come l’aumento della temperatura globale e il crescente fabbisogno energetico, ma soltanto lanciare degli spunti di riflessione. Lo studio stesso, infatti, definisce Dark Shadow come “un’opera di ingegneria fantascientifica, ma che rientra appieno nella filosofia del nostro studio: studiare situazioni apparentemente lontane e/o irrisolvibili spesso e volentieri diventa uno spunto per trovare nuove soluzioni a problemi molto più vicini e concreti”. Tuttavia Dark Shadow non è poi così lontano da proposte che sono state avanzate seriamente basate sulla radianza solare, ma che non possono essere davvero considerate, proprio per i loro effetti ignoti, oltre che per i costi impossibili da sostenere.

Il progetto Dark Shadow

3. Stoccaggio delle emissioni inquinanti

Più concreta – anche perché già utilizzata – e certamente meno pericolosa è la soluzione che consiste nel catturare le emissioni carboniche dall’atmosfera e stoccarle, ad esempio sotto terra o nelle profondità del mare, per toglierle dalla circolazione. L’idea si basa su una tecnologia, chiamata CCS – acronimo inglese per “cattura e stoccaggio del carbonio” – che permette di assorbire le emissioni provocate dalle fonti industriali e di immagazzinarle in formazioni geologiche sotterranee dopo aver iniettato l’anidride carbonica sottoterra in forma liquida, a una temperatura di almeno 31,1 gradi e con una pressione di almeno 72,9 atmosfere, condizioni in cui occupa meno spazio che allo stato gassoso.

Secondo il NETL (National Energy Technology Laboratory), il centro studi del Dipartimento statunitense dell’Energia, ci sono diverse possibili destinazioni per lo stoccaggio che sfruttano depositi naturali sotterranei che vanno ovviamente ricoperti da spessi strati di materiali impermeabili, impedendo la fuoriuscita del gas. Innanzitutto, le formazioni saline, porose e imbevute d’acqua, sono la soluzione ideale, perché molto diffuse nel sottosuolo e dotate di un buon potenziale di cattura. Ci sono poi i giacimenti esauriti di petrolio e gas, che lasciano un terreno poroso ideale per stoccare la CO2, avendo contenuto idrocarburi per milioni di anni; d’altro canto, iniettare anidride carbonica in questi giacimenti può far risalire petrolio e gas non ancora estratti, il cui sfruttamento potrebbe coprire i costi del procedimento, ma sarebbe un controsenso dato che, paradossalmente, ne vanificherebbe l’effetto positivo sull’ambiente.
E, ancora, ci sono le miniere di carbone non utilizzabili, magari perché troppo profonde o poco estese, e le formazioni di basalto, con cui l’anidride carbonica reagisce formando carbonati solidi, rimanendo quindi intrappolata in modo sicuro. In ogni caso, sebbene sia teoricamente possibile, i metodi di CCS sollevano preoccupazioni sulla sicurezza a lungo termine del sequestro del carbonio e sulla competizione per l’uso delle risorse sotterranee.

4.Piantare alberi…

Questa non è una soluzione fantascientifica, né tantomeno assurda. Se non fosse per i modi in cui viene proposta. Un paio d’anni fa, ad esempio, il milionario Yishan Wong, ex amministratore delegato di Reddit, con la sua Terraformation, ha progettato un piano di riforestazione massiccia che doveva, secondo lui, risolvere tutti i problemi ambientali; alle Hawaai, Wong ha avviato il più grande sistema di desalinizzazione a energia solare finalizzato all’aumento della copertura verde, senza tenere in considerazione che piantare migliaia o milioni di alberi – oltre a necessitare di diversi anni prima che questi siano abbastanza grandi da avere un effetto reale sull’atmosfera – ha bisogno anche di grandi estensioni di terreno. Inoltre, se non si agisce su altri fronti, a partire dalla riduzione delle emissioni a monte, anche le foreste possono fare poco. Gli esperti sottolineano infatti che la priorità è prevenire il disboscamento, azione più importante ancora di piantare nuovi vegetali.

5 … anche finti va bene

Ma c’è chi agli alberi si è ispirato non pensando alla – più logica – opzione di piantumarne in quantità per filtrare l’anidride carbonica dall’aria e produrre ossigeno in cambio, ma progettando alberi artificiali. L’ha fatto, ad esempio, la società irlandese Carbon Collect Ltd, che ha sviluppato un dispositivo chiamato MechanicalTree (letteralmente “albero meccanico”) che si propone di diventare una tecnologia di punta per ridurre l’anidride carbonica presente in atmosfera. Si tratta di dispositivi modulari – e quindi scalabili – che sfruttano il vento per filtrare l’aria, aggirando così i problemi di altre tecnologie ad alta intensità energetica; l’anidride carbonica così ottenuta può essere poi riutilizzata, ad esempio per produrre fertilizzanti o bibite gassate.

Se è vero che l’innovazione tecnologica gioca un ruolo cruciale nell’affrontare la crisi climatica, come pure in tante altre sfide del presente, tuttavia le soluzioni più stravaganti proposte al riguardo richiedono una dose di scetticismo. L’entusiasmo per le idee fantasiose come schermare i raggi del sole o posizionare specchi nello spazio rischia di distogliere l’attenzione dalle soluzioni più concrete, provate ed efficienti. Queste proposte, infatti, spesso mancano di una base scientifica solida e portano con sé rischi incalcolabili e potenziali effetti collaterali sconosciuti. Concentrarsi su soluzioni tecnologiche stravaganti potrebbe persino ritardare gli sforzi per attuare cambiamenti reali e misurabili, come la riduzione delle emissioni di gas serra, l’adozione di energie rinnovabili e la promozione di comportamenti sostenibili. Mentre è importante mantenere una mente aperta all’innovazione, è altrettanto cruciale restare con i piedi per terra e scegliere un approccio razionale e basato sulle evidenze nella valutazione di soluzioni tecnologiche dettate dall’inventiva.

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