Giornata della Terra, un esempio da Trieste

Il capoluogo celebra l’Earth Day con ricercatori ed esperti in un percorso a piedi, dal Carso al mare

Domani, 22 aprile, Trieste celebra la Giornata della Terra da città della scienza, attraverso un percorso a piedi dal titolo “Passi verso la neutralità climatica: un cammino dal Carso al mare per parlare di cambiamenti climatici e futuro del Pianeta”. L’iniziativa, che dura dalla mattina fino alle 17, è organizzata da Area Science Park – punto di riferimento del mondo scientifico triestino, un vero e proprio hub di aziende, enti di ricerca e start-up tecnologiche – assieme all’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), all’Università di Trieste, all’Istituto di Scienze Polari-CNR e all’Immaginario Scientifico, museo della scienza interattivo e sperimentale. 

Un cammino di scienza

Si tratta quasi di un pellegrinaggio le cui tappe saranno segnate dagli interventi di alcuni scienziati esperti di clima e ambiente, che ha come punti di inizio e di fine i due elementi più fondamentali di questo lembo di territorio: rispettivamente il mare – quello del Golfo di Trieste, delle cui particolarità abbiamo parlato anche qui su The Good In Town – e il Carso, l’altopiano roccioso calcareo che abbraccia tutto il confine orientale del Friuli Venezia Giulia, da Gorizia all’Istria. Il Carso non è “solo” un paesaggio particolare, caratterizzato da doline, grotte, foibe e falesie che si gettano nell’Adriatico; si tratta anche di un ecosistema naturale unico al mondo, perché rappresenta il punto d’incontro tra la vegetazione centroeuropea, quella delle foreste balcaniche e quella tipica della Macchia mediterranea e, come hanno dimostrato i devastanti incendi della scorsa estate, è anche un paesaggio fragile, oltre che una grande risorsa di biodiversità.

Il percorso del “Cammino verso la neutralità climatica” tocca non a caso questi due elementi naturali,  partendo dal campus di Padriciano (TS) di Area Science Park, sul Carso, e arrivando al Porto Vecchio, presso la sede del science center Immaginario Scientifico. Vi prendono parte 70 tra ricercatori, ricercatrici e addetti e addette al mondo della ricerca particolarmente attenti al tema del cambiamento climatico e all’impronta ecologica dell’uomo sul Pianeta, impiegati in alcune delle istituzioni del sistema scientifico triestino.

L’urgenza della neutralità climatica

L’iniziativa del cammino è, come la Giornata della Terra stessa, l’occasione per ricordare l’importanza e, ormai, l’estrema urgenza di un’azione collettiva per risolvere o almeno alleviare le problematiche ambientali e climatiche attuali; dà, inoltre, l’opportunità agli scienziati di conferire concretezza non solo a questi problemi, ma anche alle rispettive soluzioni che, spesso, agli occhi dei cittadini rischiano di essere vaghi e soprattutto lontani. Bisogna, invece, ricordare che aumento delle temperature medie e inquinamento hanno un impatto notevole e diretto sul territorio: non solo sulle isole del Pacifico che vedono le proprie coste inghiottite dall’aumento del livello del mare, né solo sui Poli dove le banchine di ghiaccio si sciolgono, ma anche qui, a casa nostra.

A testimoniarlo sono i dati e i fenomeni che anche gli scienziati partecipanti al Cammino di Area Science Park citeranno nel corso della giornata, relativi, ad esempio, all’impatto dei cambiamenti climatici sul Pianeta e sulla sua superficie, che viene studiato anche attraverso l’analisi della composizione di ghiacci e rocce e la loro evoluzione nei millenni. O, ancora, i dati relativi all’impatto sul mare: gli attuali livelli crescenti di emissioni di gas serra, di cui il 25% è stato assorbito dagli oceani, infatti, portano a variazioni del Ph dell’acqua marina, che si sposta di circa il 30% verso la neutralità rispetto alla norma, cosa che compromette integrità e funzionalità degli ecosistemi, con impatti negativi innanzitutto per la biodiversità, e poi, di riflesso, per le attività umane che ruotano attorno al mare, come la pesca.

Dopo il bagno di realtà offerto dai dati e dalle loro spiegazioni, però, bisogna anche capire come occorre agire per risolvere o almeno aiutare la situazione. La giornata, infatti, si chiuderà con gli interventi di Nikola Holodkov e Martina Terconi, dell’Area Science Park, che parleranno di valutazione di rischi e vulnerabilità e della stesura di strategie e piani di azioni per l’adattamento ai cambiamenti climatici, oggi indispensabile. Centrale, da questo punto di vista, è quindi proprio il tema della neutralità carbonica – obiettivo fissato dall’Unione Europea per il 2050 – e quello delle strategie per raggiungerla; spunti di riflessione, ma anche informazioni chiare su cosa si sta facendo concretamente e su cosa resta da fare e, non da ultimo, su cosa fa la ricerca scientifica in questo senso, un ambito che spesso resta piuttosto fumoso per i non addetti ai lavori.

Un cammino (anche) verso la parità

Su questo cammino, tra gli indispensabili passi più strettamente scientifici e tecnici, ce n’è anche uno più di carattere sociale per il raggiungimento della neutralità e l’adattamento della nostra società: si tratta, per certi versi sorprendentemente, della parità di genere, che non a caso è al centro, sempre a Trieste e proprio in questi stessi giorni, di un laboratorio organizzato da The World Academy of Sciences (TWAS), l’accademia mondiale delle scienze con sede nel capoluogo giuliano. Questa, assieme alla Fondazione Elsevier, ha infatti deciso di impegnarsi per dare alle donne un ruolo sempre più importante nella lotta al cambiamento climatico e alla difesa dell’ambiente, per restituire alle scienziate – ancora troppo poche, come dimostrano le difficoltà per le donne di affermarsi nel mondo scientifico – un ruolo ancora scarsamente riconosciuto, dato che al mondo circa solo il 33% di tutti i ricercatori sono donne e queste rappresentano appena il 12% dei membri delle accademie scientifiche nazionali.

Eppure, proprio le donne sono le prime vittime della crisi climatica, come dimostrato ormai da diversi studi – tra cui il più recente report dell’Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC) – che evidenziano come le disparità con cui le donne si scontrano in diversi ambiti, dall’istruzione all’informazione, dalla mobilità all’assistenza sanitaria, siano ostacoli, tra le altre cose, anche nell’adattamento al cambiamento climatico, un passaggio ormai imprescindibile. Le donne sono le prime, poi, a subire difficoltà economiche anche in caso di eventi atmosferici estremi come inondazioni, incendi e frane, e a essere più esposte a violenza fisica e interruzione degli studi in caso di emergenza. Come ha sottolineato nel suo intervento al workshop triestino Lucka Bogataj, climatologa dell’Università di Lubiana, già vincitrice del Premio Nobel per la Pace con l’IPCC nel 2007, giustizia climatica e parità di genere non possono che andare di pari passo.

TWAS e Fondazione Elsevier, per questo, hanno scelto di dare spazio a otto scienziate provenienti da Paesi in via di sviluppo, in rappresentanza di altrettanti gruppi di ricerca di cui sono a capo, vincitori di borse di studio fino a 25 mila dollari. I loro progetti riguardano una varietà di aspetti: dalla realizzazione di giardini domestici sostenibili all’alfabetizzazione climatica nel Nepal occidentale, passando per tecniche di pastorizia intelligente in Kenya e di agroforestazione nella Repubblica del Congo; fino ai programmi per offrire a giovani donne del Bangladesh, del Nicaragua, della Tanzania e dell’Uganda strumenti per affrontare le esigenze legate al clima presso le comunità locali. Perché la conoscenza, la sua diffusione e la sua applicazione nel contesto locale sono i primi fondamentali passi sul cammino della sostenibilità verso la neutralità climatica, e non c’è giorno migliore di oggi per ricordarlo.

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