Rapporto Ecomafia 2022, non tutto è negativo

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Le ecomafie nel 2021 hanno fatturato 8,8 miliardi di euro, infliggendo danni al patrimonio ambientale e culturale italiano. Il report di Legambiente

Reati nel ciclo del cemento illegale, in quello dei rifiuti, contro la fauna e i boschi, furti di opere d’arte.

Rappresentano in Italia un settore importante per quella che viene definita ‘ecomafia’, la criminalità organizzata che prende proprio di mira il ricco patrimonio ambientale e culturale: almeno 30.590 i reati accertati a livello ambientale.

Storie e numeri della criminalità ambientale sono pubblicati nel rapporto Ecomafia 2022, di Legambiente pubblicato da Edizioni Ambiente. Uno scenario preoccupante. Cosa si sta facendo in proposito?

Vediamo se vi sono anche buone notizie.

Lo Stato si attrezza contro le ecomafie

Nel 2022 l’impegno per la tutela dello straordinario patrimonio ambientale e culturale nazionale ha ottenuto tre vittorie importanti:

A febbraio è stata pubblicata la Legge costituzionale recante “Modifiche agli articoli 9 e 41 della Costituzione in materia di tutela dell’ambiente”. Con la riforma, L’art. 9 recita: “[La Repubblica] tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”. L’ art. 41 prescrive che la libertà di iniziativa economica non deve danneggiare “salute [e] ambiente”.

A marzo è entrata in vigore la Legge costituzionale n. 22 recante “Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale”. Viene inserito nel codice penale il nuovo Titolo VIII-bis all’interno del quale confluiscono, oltre alle fattispecie di reato già disciplinate, alcune disposizioni di nuova introduzione: il furto, l’appropriazione indebite, la ricettazione, il riciclaggio e l’autoriciclaggio di beni culturali.

Il rafforzamento della tutela ambientale e dei beni culturali (beni archeologici, storici, artistici, culturali e paesaggistici del nostro Paese) rispecchia il grande cambiamento valoriale che sta coinvolgendo la società. Si tratta sicuramente di un cambiamento di sensibilità sulle tematiche ecologiche, che offre nuovi strumenti di tutela.

Il dato positivo fondamentale è che dopo 4 anni di impietosa crescita, l’ecocriminalità registra finalmente un arretramento: -12,3% nel 2021 per gli illeciti accertati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di Porto.

Il rapporto Ecomafia 2022

L’analisi annuale del rapporto coglie innanzitutto la graduale mutazione che sta interessando il complesso sistema degli interessi convergenti al triangolo dell’ecomafia: criminalità ambientale, criminalità economica e criminalità organizzata.

Dai traffici nord-sud dei rifiuti, cave abusive e terreni dove venivano “tombati” i rifiuti, si è passati verso interessi a connotazione più finanziaria conducibili ad associazioni mafiose, che con società ad hoc, partecipano ai bandi internazionali aggiudicandosi “certificati bianchi”, titoli di efficienza energetica e quote di crediti di carbonio, da scambiare sui mercati globali. L’ecomafia ha scoperto il greenwashing.

– La criminalità ambientale

La criminalità ambientale è il primo vertice del triangolo dell’ecomafia. In calo del 12,3%, nel 2021, i reati contro l’ambiente si attestano a 30.590, in media 84 reati al giorno, 3,5 ogni ora.

Campania, Puglia, Calabria e Sicilia concentrano il 43,8% degli ecoreati accertati.

Con il 31% dei reati, il ciclo del cemento guida il ranking delle filiere illegali. In calo del 16,7% condiziona la flessione complessiva.

In leggera crescita (+1,9%) i reati legati al ciclo dei rifiuti che rappresentano 27,7% del totale. La gran parte (74%) i rifiuti sequestrati sono industriali, contaminati da metalli pesanti e fanghi di depurazione, seguiti dai rifiuti da costruzione e demolizione (inerti, comprese le frazioni di amianto), compost fuori legge, scarti in plastica e pneumatici fuori uso.

Significativo il dato dei procedimenti penali istruiti sulla base della legge 68/2015, con cui sono stati introdotti i delitti contro l’ambiente nel Codice penale: 878 inchieste nel 2021, in linea con il dato del 2020. Il delitto più contestato è quello di inquinamento ambientale, ma il maggior numero di ordinanze di custodia cautelare è scattato per l’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti.

L’incidenza dei reati contro la fauna è del 20,3%. Si parla soprattutto dell’attività di pesca illegale.

Tra i settori che nel 2021 hanno registrato un aumento del numero dei reati nel nostro Paese c’è la cosiddetta “archeomafia” in crescita del 20,4%: i diversi fenomeni d’illegalità a danno del patrimonio culturale, storico-artistico e archeologico, pesano per il 2% sul totale ecoreati. La legge 22 del 9 marzo 2022, che ha introdotto nuove fattispecie di reato a tutela dei beni culturali e inasprisce le sanzioni per i reati già esistenti, rappresenta, come già accennato, un bel segnale da parte delle istituzioni.

– Criminalità economica

Il secondo vertice, quello della criminalità economica, prende corpo in tutti i settori, dai rifiuti al cemento, dagli animali ai beni culturali fino all’agroalimentare, sotto il profilo dei fatturati illegali, stimati nel 2021 in 8,8 miliardi di euro.

Lo strumento della corruzione si rivela per più aspetti un eccezionale moltiplicatore del sistema delle false fatturazioni e riciclaggio di capitali illeciti che caratterizza diverse filiere.

A luglio 2022 sono 115 le inchieste in attivo in cui le mazzette hanno facilitato l’aggiudicazione di appalti per la gestione dei rifiuti piuttosto che per la realizzazione di opere pubbliche o la concessione di licenze edilizie. Campania (19), Calabria (16), Sicilia (13), Lazio, Lombardia (entrambe 12) e Puglia (11) concentrano il 51,3% delle inchieste.

– Criminalità organizzata

La criminalità organizzata di stampo mafioso viene monitorata attraverso i decreti di scioglimento per mafia degli enti locali: a luglio 2022, sono 26 quelli affidati a gestioni commissariali: 8 comuni sciolti in Calabria, 6 in Campania, Sicilia e Puglia.

Questa permeabilità agli interessi mafiosi preoccupa circa il corretto utilizzo delle ingenti risorse messe a disposizione dal Pnrr e dal Fondo complementare che lo accompagna.

“È fondamentale non abbassare la guardia nei confronti degli ecocriminali, ora più che mai visto che sono stati assegnati i primi finanziamenti dei bandi del PNRR, molti altri ne verranno aggiudicati nel prossimo futuro, e presto si apriranno i tanti cantieri dell’agognata transizione ecologica. In tutto ciò il sistema di prevenzione e repressione dei reati descritti in questo Rapporto non è stato rafforzato come si sarebbe dovuto fare” afferma Stefano Ciani presidente nazionale di Legambiente.

Il Rapporto Ecomafia 2022, con dati e documenti, attesta come l’operato degli ecomafiosi, pur in rallentamento, continua ad operare e declinare in stile mafioso le norme introdotte per rispondere alle emergenze in corso. Ma il report racconta anche storie di resistenza, e manda messaggi di speranza che vengono da quei cittadini che hanno deciso di fare fronte compatto a difesa dell’ambiente e della legalità.

Le proposte di Legambiente

Per contrastare i ‘ladri di futuro’ , le ecomafie, Legambiente presenterà al Governo Meloni dieci proposte per rendere più efficace l’azione dello Stato, a partire dall’approvazione di quelle riforme che ancora mancano all’appello, anche in vista della nuova direttiva europea sui crimini ambientali.

Per esempio, ci sono:

  • approvazione DDL contro le agromafie
  • inserimento nel codice penale dei reati contro gli animali
  • emanazione dei decreti attuativi della Legge132/2016 che ha istituito il servizio nazionale di protezione ambientale

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