Le tecnologie innovative per produrre acqua dall’ambiente

L’acqua potabile è una risorsa sempre più preziosa e le tecnologie per produrla si moltiplicano in tutto il mondo

Mai come d’estate, con il caldo di questi giorni e il problema della siccità ormai cronico, ci si rende conto di quanto l’acqua sia una risorsa essenziale, indispensabile per la sopravvivenza umana: innanzitutto per bere, produrre e cucinare cibo, oltre che per trovare refrigerio con una doccia fresca dopo una lunga giornata. Con la crisi climatica, che determina una maggiore irregolarità nelle precipitazioni e periodi prolungati di siccità, l’importanza di gestire questa risorsa in modo attento è, se possibile, ancora più importante.

Le informazioni che abbiamo a oggi non sono rassicuranti: circa una persona su quattro non ha acqua potabile sicura in casa e un terzo della popolazione mondiale non ha modo di accedervi, mentre quasi metà non dispone di servizi igienici sicuri (il Goal 6 dell’Agenda 2030 dell’Onu è dedicato a questo tema). Questi dati drammatici descrivono una situazione preoccupante che purtroppo non si risolverà nei prossimi anni, dal momento che si calcola che entro il 2030 solo l’81% della popolazione mondiale avrà accesso all’acqua potabile in casa e circa 1,6 miliardi di persone resteranno senza.

Cosa fare?

Per evitare questi scenari bisogna agire subito, attuando quanto possibile per risparmiare acqua potabile: non tanto (anche se ovviamente aiuta) attraverso i piccoli comportamenti quotidiani come chiudere il rubinetto quando non si sta usando l’acqua, ma anche scegliere di gestire il giardino in modo più spontaneo e optare per alimenti la cui produzione ha un fabbisogno idrico minore. Strategie efficaci su vasta scala riguardano principalmente industria e agricoltura, ma in situazioni di emergenza ogni apporto può essere utile. Negli ultimi anni, in particolare, si sono moltiplicate le tecnologie per risparmiare acqua – come quelle che abbiamo visto adottate da Israele nel settore agricolo – ma anche persino per ottenere acqua pulita nei modi più impensati.  

Una torre che produce acqua dall’aria in Etiopia

60 kg di peso per 10 m d’altezza, ecosostenibile e realizzata in materiali ecologici e facilmente reperibili come nylon, giunchi di bambù e bioplastica: è la Torre Warka, nome che in lingua etiope indica un albero di fico, simbolo di fecondità e generosità; si tratta di una sorta di torre in grado di trasformare l’umidità dell’aria in acqua potabile: circa 100 litri al giorno per ogni impianto, ovviamente insufficienti a sostenere un intero villaggio, ma comunque indispensabili per alleviare la sete che colpisce in modo drammatico alcune regioni dell’Etiopia. Non a caso, il progetto “Warka Water” è stato realizzato proprio a seguito della dura siccità che ha colpito il Paese africano nel 2016, per mano degli architetti italiani Arturo Vittori e Andreas Vogler dello studio Architecture and Vision, con il sostegno del Centro Italiano di Cultura di Addis Abeba e la EiABC (Ethiopian Institute of Architecture, Building Construction and City Development).

Il progetto Warka Village degli architetti italiani Arturo Vittori e Andreas Vogler

I grandi impianti di dissalazione

Di tutt’altra scala sono progetti come “The Pipe”, un impianto ancorato al largo della California per dissalare l’acqua di mare sfruttando le proprietà dei campi elettromagnetici alimentati dall’energia solare, che nello Stato americano abbonda. Il progetto sarebbe in grado di fornire tutta l’acqua potabile necessaria per superare gravi crisi di siccità, come quelle che ormai spesso colpiscono la California negli ultimi anni. “Carnegie Wave Energy”, invece, è un’altra gigantesca struttura marina – una sorta di enorme boa galleggiante – ancorata al largo di Perth, sulla costa dell’Australia occidentale; si tratta di un impianto estremamente efficiente, dal momento che svolge ben tre funzioni: oltre a depurare l’acqua marina e distribuirla nella città, contribuisce anche alla produzione di energia idroelettrica.

Il Carnegie Wave Energy si trova in Australia al largo della città di Perth

Acqua dal sole

Ancora più interessante, però, è la produzione di acqua a partire dal sole, al centro di alcuni recenti progetti. Uno di questi è Helio, un impianto ecologico, che non produce emissioni carboniche, avviato lo scorso anno in Francia meridionale con il sostegno dell’Unione Europea, che ne ha colto le potenzialità e ha deciso quindi di coprire la metà del budget complessivo, che ammonta a 800mila euro. A differenza di altri impianti analoghi – ne esistono diversi, oggi, che producono acqua a partire proprio dal sole – Helio impiega materiali riciclabili e resistenti ed è totalmente autonomo; inoltre, è un modello facilmente esportabile e trasportabile: si possono distribuire i moduli per aumentare la produzione giornaliera di acqua fino alla quantità necessaria e ogni sfera pesa tra 80 e 100 kg, può essere montata in due ore e smontata velocemente da due persone.

Altro esempio è invece SunAir Fountain, una tecnologia realizzata dalla startup francese Agua De Sol, fondata nel 2019, che ottiene acqua potabile direttamente dall’ambiente sfruttando due risorse abbondanti, rinnovabili e gratuite: l’umidità atmosferica e il sole. Durante la notte, il calo della temperatura fa aumentare l’umidità relativa e il vapore acqueo, che viene catturato da un letto assorbente, uno dei componenti che costituiscono l’impianto assieme a un telaio, una finestra per la condensazione e una ventola alimentata dall’energia solare. Di giorno, invece, quest’ultima fa rilasciare dal letto il vapore acqueo, che viene poi raffreddato dall’aria e condensato. Il SunAir Fountain è costituito da almeno un pannello di un metro quadrato, capace di produrre fino a 2 litri di acqua potabile al giorno; si tratta di una soluzione che non impiega tecnologie particolarmente complesse ed è facile da avviare e mantenere: non a caso è stata è stata selezionata tra le 15 semifinaliste (tra 780 partecipanti) degli Aviram Awards 2023.

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