Nel giugno del 2023, un’alleanza di 22 organizzazioni dei consumatori europei, coordinata dalla BEUC – Organizzazione europea dei consumatori, ha acceso i riflettori su una pratica sempre più diffusa nel settore aereo: la promozione di voli a impatto zero, anche detti “carbon neutral”, grazie a contributi volontari dei passeggeri a progetti climatici o all’utilizzo – spesso non verificabile – di carburanti alternativi.
Secondo la denuncia, numerose compagnie aeree stavano comunicando in modo fuorviante la possibilità di “compensare” le emissioni di CO₂ generate dai voli, inducendo i consumatori a credere erroneamente che quelle attività rendessero i viaggi aerei “a impatto zero”, senza solide basi scientifiche a supporto. Ecco un esempio.
Questa segnalazione ha innescato un’indagine da parte della Commissione Europea, avviando un dialogo strutturato attraverso la rete di cooperazione per la tutela dei consumatori (CPC). Dopo oltre un anno di approfondimenti, nel novembre 2025 Bruxelles ha ufficialmente richiamato 21 compagnie aeree europee — tra cui Lufthansa, Ryanair, EasyJet, Air France, KLM e molte altre — chiedendo modifiche sostanziali alla comunicazione delle proprie pratiche ambientali. E le Compagnie hanno preso degli impegni.
L’UE chiede chiarezza: basta affermazioni vaghe e promesse non verificabili
Il richiamo dell’Unione Europea rappresenta un passo significativo nella lotta al greenwashing, ossia l’uso scorretto o esagerato di dichiarazioni ambientali per migliorare l’immagine aziendale.
L’obiettivo non è impedire alle compagnie di investire in sostenibilità, ma garantire che le informazioni fornite siano trasparenti, comprensibili e fondate su dati scientifici attendibili.
Tra le principali richieste della Commissione:
- Eliminare affermazioni fuorvianti: i messaggi pubblicitari che promettono la “neutralizzazione” delle emissioni di CO₂ tramite donazioni volontarie devono essere rivisti. La compensazione, infatti, non equivale alla cancellazione immediata delle emissioni.
- Terminologia scientificamente corretta: l’uso di espressioni come “carburanti sostenibili” deve essere accompagnato da prove verificabili e dati oggettivi.
- Comunicazioni trasparenti e verificabili: le compagnie dovranno fornire calcoli chiari sull’impatto dei voli, sulle azioni di mitigazione delle emissioni e sugli obiettivi ambientali a lungo termine.
- No a linguaggio vago o greenwashing: ogni dichiarazione ambientale dovrà essere supportata da evidenze concrete e non potrà lasciare intendere impatti positivi maggiori di quelli reali.
Queste misure sono state adottate nell’ambito della direttiva europea contro le pratiche commerciali sleali, che mira a tutelare i consumatori da messaggi ingannevoli e a garantire una concorrenza leale tra operatori del mercato.
Le compagnie coinvolte e lo scenario europeo
Le 21 compagnie aeree coinvolte nel richiamo dell’UE sono:
Air Baltic, Air Dolomiti, Air France, Austrian Airlines, Brussels Airlines, Eurowings, EasyJet, Finnair, KLM, Lufthansa, Luxair, Norwegian, Ryanair, SAS, SWISS, TAP, Transavia France, Transavia CV, Volotea, Vueling e Wizz Air.
Molte di queste avevano attivato opzioni di “compensazione volontaria” nei propri siti web, spesso tramite progetti di riforestazione, protezione ambientale o carburanti alternativi. Ma in molti casi, le metodologie non erano chiaramente esplicitate, e le emissioni continuavano a essere comunicate come “compensate” o “neutralizzate” in modo improprio.

È bene ricordare che l’aviazione civile rappresenta circa il 3% delle emissioni globali di gas serra, ma è uno dei settori a più rapida crescita in termini di impatto climatico. Per questo motivo, l’UE considera essenziale che le promesse ambientali siano credibili, verificabili e allineate agli obiettivi di decarbonizzazione del continente.
Cosa cambia ora per il settore aereo?
L’azione dell’Unione Europea segna un punto di svolta per la comunicazione ambientale nel trasporto aereo. Se fino a ieri era facile trovare slogan come “viaggia green” o “vola a emissioni zero”, da oggi questi messaggi dovranno fare i conti con maggiore responsabilità.
Per le compagnie coinvolte si apre una fase di adeguamento, che potrebbe includere:
- Revisione dei contenuti pubblicitari e delle piattaforme di prenotazione online;
- Pubblicazione di rendicontazioni ambientali più dettagliate;
- Maggiore attenzione nell’utilizzo del linguaggio e nelle promesse rivolte al pubblico.
Ma questo processo può anche rappresentare un’occasione per costruire fiducia con i passeggeri e valorizzare davvero gli investimenti in innovazione e sostenibilità.
Un’opportunità per il cambiamento, non solo un richiamo
L’iniziativa dell’UE non è un semplice atto sanzionatorio: è un invito a cambiare rotta. La crescente attenzione del pubblico verso le tematiche ambientali, unita alla necessità di ridurre le emissioni in linea con il Green Deal europeo, rende oggi fondamentale abbandonare il greenwashing per abbracciare strategie di sostenibilità autentiche e trasparenti.
Se davvero il settore dell’aviazione vuole contribuire alla lotta alla crisi climatica, dovrà farlo partendo da un elemento fondamentale: la verità. Solo comunicando in modo corretto l’impatto dei voli e gli sforzi reali per ridurlo, sarà possibile costruire un modello di mobilità aerea più responsabile e credibile.
Come ha sottolineato la BEUC, “i consumatori hanno il diritto di sapere esattamente quale sia l’impatto ambientale delle loro scelte”. Ed è proprio da questo principio che passa il futuro sostenibile del volo.












