Toyota lancia la “fabbrica circolare”: ecco la seconda vita dei veicoli

Il costruttore che è stato pioniere delle auto ibride, ora lancia un modello virtuoso e circolare per la gestione della rottamazione auto: riciclare, rigenerare e riutilizzare per un futuro a zero sprechi

Toyota punta dritto verso un’economia circolare e presenta nel Regno Unito la sua prima “Circular Factory”, un impianto pilota dedicato al recupero dei veicoli a fine vita (End-of-Life Vehicles, ELV). L’iniziativa – avviata da Toyota Motor Europe – è la prima del suo genere su scala globale per la casa giapponese, e rappresenta un’evoluzione concreta delle politiche industriali orientate alla sostenibilità ambientale.

Dopo essere stata nel 1997 il primo costruttore al mondo a lanciare un’auto ibrida di serie, la Prius; e ancora prima, negli anni ’50, promotrice della ‘Lean Production‘, (un metodo di produzione basato sull’eliminazione degli sprechi, il miglioramento continuo e il coinvolgimento dei lavoratori), Toyota si conferma impegnata e lungimirante nelle politiche volte alla sostenibilità.

La nuova fabbrica, ospitata nello stabilimento di Burnaston – lo stesso dove si produce la Corolla – è progettata per rivoluzionare il concetto stesso di rottamazione: ogni veicolo giunto al termine della sua vita utile non sarà più destinato a una fine anonima tra le lamiere dei demolitori, ma diventerà una risorsa preziosa da cui estrarre valore.

Dalla rottamazione alla rinascita

L’approccio adottato da Toyota prevede una meticolosa fase di selezione e validazione: ogni veicolo sarà analizzato per individuare componenti riutilizzabili, materiali rigenerabili e risorse da destinare al riciclo. Secondo le prime stime, l’impianto britannico sarà in grado di gestire circa 10.000 veicoli all’anno, recuperando fino a 120.000 componenti, 300 tonnellate di plastica ad alta purezza e oltre 8.000 tonnellate di acciaio.

I pezzi riutilizzabili torneranno in circolazione attraverso la rete dei concessionari e distributori Toyota, mentre le materie prime – rame, alluminio, acciaio – verranno reinserite nella catena produttiva, riducendo sensibilmente l’impatto ambientale e la dipendenza da nuove estrazioni.

In linea con la Direttiva europea

La “Circular Factory” si inserisce perfettamente nelle indicazioni della Direttiva Europea 2000/53/CE, che impone agli Stati membri di garantire il corretto trattamento dei veicoli fuori uso, con l’obiettivo di raggiungere un tasso di recupero minimo del 95%. Inoltre, la normativa obbliga i produttori a fornire un sistema gratuito di ritiro per i veicoli dismessi, promuovendo il principio del “chi inquina paga” e scoraggiando l’abbandono di carcasse nei territori.

Toyota non solo rispetta queste direttive, ma si propone come apripista di un modello industriale più ambizioso per il settore auto, ispirato all’economia circolare dove nulla si spreca e ogni elemento, alla fine del suo ciclo, può trovare una nuova utilità.

Il futuro è circolare

Leon van der Merwe, Vicepresidente dell’Economia Inizialmente prevediamo di riciclare circa 10.000 veicoli all’anno nel nostro impianto nel Regno Unito, il che permetterà di dare nuova vita a 120.000 componenti, recuperare 300 tonnellate di plastica ad alta purezza e 8.200 tonnellate di acciaio – oltre ad altri materiali. Come prossimo passo per il concetto di Toyota Circular Factory, intendiamo estendere operazioni simili in tutta Europa. E non ci fermeremo ai nostri stabilimenti: siamo entusiasti di collaborare con altre organizzazioni che condividono la nostra passione per la circolarità e il nostro impegno verso la neutralità carbonica.Circolare di Toyota Motor Europe

Leon van der Merwe, Vicepresidente dell’Economia Circolare di Toyota Motor Europe

Una visione che si oppone frontalmente a logiche come quella del programma “Cash for Clunkers” adottato negli Stati Uniti nel 2009, in cui decine di migliaia di veicoli vennero distrutti per rilanciare i consumi. Toyota, al contrario, intravede nella fine della vita di un’auto l’inizio di un nuovo ciclo: un messaggio chiaro in un’epoca in cui il tema ambientale non può più essere eluso.

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