CSDDD, cosa prevede la nuova responsabilità d’impresa

Tempi nuovi per la responsabilità d'impresa con l'introduzione della direttiva per la sostenibilità ambientale e sociale delle filiere (CSDDD). Un ruolo chiave per gli amministratori

Lo scorso 5 luglio, l’Unione Europea ha segnato una pietra miliare significativa nel suo impegno per la responsabilità aziendale con la pubblicazione ufficiale della direttiva sulla Due Diligence per la Sostenibilità delle Imprese (CSDDD o CS3D) nella Gazzetta Ufficiale dell’UE. Gli Stati membri avranno due anni di tempo per recepire la direttiva e realizzare i propri regolamenti e le procedure amministrative conformemente al testo giuridico Ue.

Cos’è la CSDDD

Questa direttiva, nota anche come CS3D o Supply chain Act, mira a rafforzare la responsabilità delle imprese che operano all’interno dell’UE rispetto alla propria catena del valore (value chain o filiera) imponendo requisiti di due diligence (cioè, di verifica approfondita) sulle altre aziende con cui collabora, affinché siano garantiti i diritti umani e gli standard ambientali lungo tutta la catena di approvvigionamento globale.

Un processo travagliato

Introdurre questa direttiva è stato un processo lungo e difficile, probabilmente è stata la norma più travagliata tra quelle emesse dall’Unione europea in relazione alla sostenibilità. E’ invisa a molte grandi aziende perchè rende più impegnativa per loro la ricerca di fornitori adeguati, ma proprio per questo motivo è una vera rivoluzione che può rappresentare anche un rilancio e una nuova opportunità per tutte quelle piccole e medie imprese, le tipiche italiane per esempio, che hanno a lungo sofferto la concorrenza di fornitori esteri (che spesso utilizzano subfornitori) che potevano offrire prodotti a prezzi imbattibili proprio perchè sfruttano lavoro minorile e lavoratori. Senza contare gli aspetti ambientali, che in Europa vengono salvaguardati con tante disposizioni, mentre in altri Paesi del mercato globali le richieste sono molto più blandi o addirittura nulli.

Quali aziende ricadono nella CSDDD

La CSDDD si applica in modo progressivo a una vasta gamma di aziende, sono circa 5400 quelle che saranno interessate, secondo queste caratteristiche dimensionali:

  • le società madri (società che controllano altre società) e le imprese dell’Ue con più di mille dipendenti e un fatturato netto globale superiore a 450 milioni nell’ultimo esercizio;
  • i franchising che operano nell’Unione con un fatturato superiore a 80 milioni di euro, di cui almeno 22,5 derivanti da diritti di licenza di euro nell’ultimo esercizio finanziario;
  • le società madri e società extra EU che generano nell’Ue un fatturato netto di oltre 450 milioni nell’esercizio finanziario, indipendentemente dal numero di dipendenti, nell’esercizio precedente l’ultimo esercizio.

Tempi di applicazione

La CSDDD sarà applicata progressivamente:

  • dal 2027: le imprese con più di 5.000 dipendenti e un fatturato superiore a 1.500 milioni di EURO;
  • dal 2028: le imprese con più di 3.000 dipendenti e un fatturato superiore a 900 milioni di EURO;
  • dal 2029: tutte le altre imprese che rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva (ovvero quelle con oltre 1.000 dipendenti e un fatturato superiore a 450 milioni di euro).

Disposizioni chiave della CSDDD

La direttiva obbliga le aziende a identificare, prevenire, mitigare e rendere conto degli abusi dei diritti umani e dei danni ambientali nelle loro operazioni e catene di approvvigionamento. Ciò include la conduzione di valutazioni di impatto regolari, l’integrazione della due diligence nelle politiche aziendali e la creazione di meccanismi di reclamo per le parti interessate.

Inoltre, la CSDDD richiede alle aziende di coinvolgere le parti interessate (stakeholder), compresi lavoratori, comunità locali e organizzazioni della società civile, per garantire una supervisione e una responsabilità complete. Questo approccio collaborativo è progettato per promuovere trasparenza e fiducia tra le imprese e le società in cui operano.

L’azienda dovrà ovviamente dichiarare trasparentemente la propria politica e le misure di due diligence adottate nell’ambito del report di sostenibilità di cui alla direttiva CSRD, in conformità ai principi Esrs.

Non sarà semplice per le aziende affrontare questo tipo di trasformazione che porta un radicale cambio di prospettiva e comporta anche una riorganizzazione interna nelle funzioni aziendali e nelle responsabilità. In particolare, l’art.5 della direttiva stabilisce che:

Integrazione del dovere di diligenza nelle politiche della società

1.Gli Stati membri provvedono a che ciascuna società integri il dovere di diligenza in tutte le politiche aziendali e abbia predisposto una politica del dovere di diligenza. La politica del dovere di diligenza prevede tutti gli elementi seguenti:

a) descrizione dell’approccio della società al dovere di diligenza, anche a lungo termine;

b) codice di condotta che illustra le norme e i principi cui devono attenersi dipendenti e filiazioni della società;

c) descrizione delle procedure predisposte per l’esercizio del dovere di diligenza, comprese le misure adottate per verificare il rispetto del codice di condotta ed estenderne l’applicazione ai rapporti d’affari consolidati.

2. Gli Stati membri provvedono a che ciascuna società aggiorni la politica del dovere di diligenza a cadenza annuale.

Applicazione e sanzioni CSDDD

Per garantire la conformità, la direttiva conferisce alle autorità nazionali il potere di condurre indagini e imporre sanzioni alle aziende che non rispettano i loro obblighi di due diligence. Le sanzioni includono multe, esclusione dagli appalti pubblici e persino la responsabilità civile per danni. Questo meccanismo di applicazione robusto è cruciale per scoraggiare la non conformità e incoraggiare un comportamento aziendale proattivo.

In particolare, l’art.22 della direttiva specifica una serie di circostanze in cui ricorre la ‘responsabilità civile per danni’ dell’azienda, quando:

  • non ha ottemperato agli obblighi imposti dagli articoli 7 (Prevenzione degli impatti negativi potenziali) e 8 (Arresto degli impatti negativi effettivi); stiamo parlando naturalmente dei potenziali impatti negativi sui diritti umani e/o sull’ambiente che sono stati o avrebbero dovuto essere individuati a norma dell’articolo 6;
  • a seguito di tale inadempienza si è verificato un impatto negativo che avrebbe dovuto essere individuato, prevenuto, attutito, arrestato o minimizzato nell’entità mediante le misure adeguate previste agli articoli 7 e 8, e che ha causato danni.

Obblighi e responsabilità degli amministratori con la CSDDD

La direttiva CSDDD pone l’accento sulla Governance e sulla responsabilità personale degli amministratori aziendali in merito ai doveri di due diligence a carico della società. Questo rappresenta un cambiamento significativo nel modo in cui la governance aziendale è percepita e attuata nell’UE, individuando responsabilità degli organi di ammnistrazione, contemplati anche dalla CSRD.

Principali responsabilità:

Due Diligence
Gli amministratori sono tenuti a garantire che le aziende identifichino, prevengano, mitighino e rendano conto degli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente causati dalle loro attività e catene di approvvigionamento. Questo richiede la conduzione di valutazioni di impatto regolari e l’integrazione di politiche di sostenibilità aziendale.

Integrazione nelle Politiche Aziendali
Gli amministratori devono integrare i requisiti di due diligence nelle strategie e nelle politiche aziendali. Questo implica l’adozione di un approccio proattivo nella gestione dei rischi legati ai diritti umani e all’ambiente, assicurando che tali politiche siano implementate efficacemente a tutti i livelli dell’organizzazione.

Monitoraggio e Reportistica
La direttiva richiede agli amministratori di istituire sistemi di monitoraggio per valutare continuamente l’aderenza alle politiche di sostenibilità e due diligence. Devono inoltre garantire la trasparenza, pubblicando regolarmente rapporti dettagliati sulle misure adottate e sui risultati ottenuti.

Coinvolgimento degli Stakeholder
Gli amministratori devono impegnarsi attivamente con i lavoratori, le comunità locali, e altre parti interessate per comprendere meglio e affrontare le preoccupazioni legate ai diritti umani e all’ambiente. Questo coinvolgimento è essenziale per costruire fiducia e promuovere pratiche aziendali responsabili.

Responsabilità Civile e Penali
La direttiva prevede che gli amministratori possano essere ritenuti personalmente responsabili in caso di mancata attuazione delle misure di due diligence richieste. Questo include potenziali sanzioni civili e penali, come multe, esclusione dagli appalti pubblici, e responsabilità per danni causati.

Implicazioni per gli Amministratori nella CS3D

Le nuove responsabilità delineate dalla direttiva CSDDD implicano che gli amministratori debbano adottare un approccio molto più rigoroso e proattivo nella gestione delle questioni ambientali e dei diritti umani (art.25 e 26). Questo comporta un investimento significativo in termini di risorse e tempo per sviluppare e implementare sistemi di conformità adeguati. Ricordiamo che tali maggiori responsabilità per gli amministratori sono remunerate con incentivi al raggiungimento di obiettivi o con una rivalutazione dello stipendio sulla base di parametri ESG.

Tuttavia, i benefici a lungo termine, sia per l’azienda che per gli amministratori, includono una riduzione dei rischi operativi e reputazionali, e una maggiore fiducia da parte degli investitori e dei consumatori.

Implicazioni per le imprese

La CSDDD rappresenta un cambiamento di paradigma nel panorama normativo per le imprese che operano nell’UE. Le aziende dovranno investire significativamente in infrastrutture di conformità, inclusi sistemi di monitoraggio robusti e team di conformità dedicati. Sebbene ciò possa comportare sfide a breve termine, la direttiva promuove in definitiva la sostenibilità e la gestione del rischio a lungo termine, potenzialmente portando a una maggiore reputazione aziendale e fiducia degli investitori.

Inoltre, l’enfasi della direttiva sulla governance ambientale e sociale (ESG) si allinea con la crescente domanda globale di pratiche aziendali sostenibili. Le aziende che si adattano rapidamente ed efficacemente a questi nuovi requisiti possono ottenere un vantaggio competitivo, in particolare man mano che i consumatori e gli investitori danno sempre più priorità a prodotti etici e sostenibili.

Impatto globale della CSDDD

La portata della CSDDD si estende oltre l’Europa, poiché le multinazionali con operazioni nell’UE dovranno garantire la conformità lungo le loro catene di approvvigionamento globali. Questo impatto extraterritoriale è destinato a influenzare le pratiche aziendali in tutto il mondo, alzando l’asticella per i diritti umani e gli standard ambientali su scala globale.

La CSDDD è allineata con le norme internazionali vigenti in materia di condotta d’impresa responsabile (OECD), i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, le linee guida dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e la politica sociale dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL).

Sfide future

Nonostante i suoi obiettivi ambiziosi, l’attuazione della CSDDD affronta diverse sfide. Garantire un’applicazione coerente tra gli Stati membri dell’UE richiederà un coordinamento e risorse significative. Inoltre, le piccole e medie imprese (PMI) potrebbero avere difficoltà con gli oneri finanziari e amministrativi della conformità, rendendo necessarie misure di supporto sia da parte dell’UE che dei governi nazionali.

La pubblicazione della CSDDD nella Gazzetta Ufficiale dell’UE segna un passo cruciale verso pratiche aziendali più responsabili e sostenibili. Imponendo rigorosi requisiti di due diligence, l’UE sta stabilendo uno standard globale per la responsabilità aziendale. Sebbene rimangano delle sfide, i benefici a lungo termine della direttiva per la società, l’ambiente e l’economia sono destinati a superare gli ostacoli iniziali, aprendo la strada a un futuro più etico e sostenibile nel commercio globale.

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