La democrazia è la migliore forma di governo, anche per l’ambiente

Opinione pubblica attiva e vitale, stampa libera e lotta alla corruzione: ecco perché la democrazia è la migliore forma di governo per difendere l'ambiente e perché lo stato di salute delle democrazie al mondo deve preoccuparci

Lo scorso 15 settembre, la Giornata internazionale della democrazia – istituita da una Risoluzione dell‘Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 2007 –, ha portato alla luce alcuni dati preoccupanti; nel mondo, infatti, esistono appena 24 democrazie piene e solo l’8% della popolazione mondiale vive in Paesi democratici, con un complessivo deterioramento della democrazia che va avanti dal 2006, soprattutto in paesi che ufficialmente hanno questa forma di governo, ma dove si verificano regolarmente significative irregolarità nelle elezioni, pressioni sull’opposizione e sulla stampa, estesa corruzione e scarsa indipendenza della magistratura. Questi dati devono far riflettere innanzitutto per il problema che ogni minaccia alla democrazia rappresenta per il rispetto e la difesa valori universali come l’eguaglianza delle persone e il riconoscimento dei loro diritti inalienabili. Dalla condizione delle donne alle ingiustizie sociali, fino alla libertà e al diritto allo studio di bambini e ragazzi, sono innumerevoli gli aspetti della vita sociale a essere toccati dalla forma di governo di uno Stato. Le condizioni dell’ambiente non fanno eccezione. L’ambiente è uno dei beni più preziosi che l’umanità abbia ereditato: la sua conservazione è cruciale per il benessere attuale e futuro del nostro Pianeta.

Partecipazione pubblica e consapevolezza ambientale

Uno dei pilastri fondamentali della democrazia è la partecipazione pubblica. In una società democratica, i cittadini hanno il diritto e il dovere di partecipare al processo decisionale; questo significa che anche le questioni ambientali vengono (almeno in teoria) discusse apertamente e in modo trasparente, consentendo la condivisione di conoscenze e opinioni. Perché questo sia possibile, altri tasselli fondamentali della democrazia non devono mancare: la libertà di stampa, che permette ai giornalisti di investigare, accedere alle informazioni e portarle al grande pubblico, raccontando le problematiche ambientali e climatiche e il modo in cui i governi le affrontano (o non affrontano); e la possibilità per i cittadini di accedere ai mezzi di informazione e di disporre degli strumenti culturali e socio-economici necessari. In altre parole, la stampa deve essere libera, come pure internet, e i cittadini devono essere in condizioni economiche e di alfabetizzazione (sia tradizionale, sia digitale) adatte a comprendere e valutare criticamente le notizie e le informazioni. Le persone, quindi, devono poter conoscere anche eventuali problemi ambientali, comprenderne le cause e conseguenze e, quindi, esprimere il proprio dissenso e le proprie richieste al governo. Inoltre, la consapevolezza ambientale aumenta quando i cittadini sono più coinvolti attivamente nella discussione e nella scelta delle politiche da attuare, portando a una maggiore pressione sui governi per adottare misure di protezione ambientale più robuste.

La responsabilità della politica

Un altro fattore incisivo è il fatto che in una democrazia i politici eletti sono responsabili nei confronti dei loro elettori: i governanti, cioè, devono rispondere alle preoccupazioni ambientali dei cittadini e ascoltare le loro istanze, altrimenti, se i non rispettano gli impegni elettorali presi, rischiano pesanti dissensi, crisi di governo e, ovviamente, la mancata conferma alle elezioni successive. Questo sistema di responsabilità politica crea un incentivo per i leader a prendere sul serio le questioni ambientali e a implementare politiche sostenibili a lungo termine, proprio per il ruolo importante che in democrazia l’opinione pubblica svolge nella formazione delle politiche ambientali; questo è fondamentale per garantire che le azioni politiche siano portate avanti nell’interesse pubblico e non a vantaggio di interessi privati o corporativi. Di contro, l’obbligo dei governanti nei confronti dei propri cittadini ed elettori diminuisce quanto più deboli sono le democrazie – fino ad arrivare ai casi estremi, ma purtroppo reali, delle dittature –  e, ad esempio, quanto più sono in balia di gruppi di potere esterni come la criminalità organizzata. Un governo debole sul piano democratico, infatti, è anche un governo corrotto, che ha bisogno di appoggi esterni non proprio trasparenti, che sempre più spesso hanno interessi economici in contrasto con la protezione dell’ambiente; questo è evidente, ad esempio, rispetto alla deforestazione che, in Brasile come in Romania, spesso portata avanti in modo illegale e incontrollato. Non è un caso, infatti, che proprio dove la democrazia è più debole e i gruppi di potere illegali (e, spesso, anche collusi con la classe politica corrotta) sono più forti – a partire dalla criminalità organizzata, che oggi fa affari nella distruzione dell’ambiente – si verificano i più eclatanti crimini ambientali

Una società civile attiva e coinvolta è un bene per tutti

La forma di governo democratica favorisce l’organizzazione della società civile, compresa quella delle organizzazioni ambientali, che svolgono un ruolo fondamentale nel monitorare le azioni del governo e sensibilizzare l’opinione pubblica. La democrazia promuove il pluralismo e il dibattito aperto: questo significa che una varietà di punti di vista e idee possono essere presentati e discussi, anche quando non arrivano da potenti corporazioni. Quando si tratta di questioni ambientali, questo approccio aperto al dibattito permette non solo di esplorare diverse strategie e soluzioni per problemi legati alla crisi climatica, la conservazione della biodiversità e la gestione delle risorse naturali, ma soprattuto di ascoltare e accogliere le istanze dei cittadini che con quei problemi si confrontano quotidianamente e degli scienziati che li studiano. Il dibattito pubblico, quindi, può portare all’adozione delle migliori pratiche ambientali e alla creazione di politiche efficaci. In una democrazia, inoltre, anche le organizzazioni ambientali possono svolgere un ruolo attivo nel processo decisionale, presentando dati scientifici e argomentazioni per sostenere politiche migliori. Al contrario, dove le democrazie sono in pericolo si verifica il più alto numero di morti violente di attivisti ambientalisti, come succede soprattutto in Paesi del Sudest asiatico come Filippine e Cambogia e in America latina – l’area più pericolosa al mondo da questo punto di vista: non solo Brasile, ma, ancora peggio, anche Messico – che ogni anno contribuiscono notevolmente alla cifra complessiva dei decessi di giornalisti ambientali e attivisti (non di rado indigeni) in seguito a omicidi o attentati, che nel 2022 sono stati 177, dopo i 200 del 2021; in dieci anni, in particolare, si sono verificate 1.910 morti.

In conclusione, il riconoscimento e la difesa dei diritti della natura vanno di pari passo con quelli delle persone, che solo le forme di governo democratiche garantiscono nel modo più completo e sicuro. Non solo quando si tratta di principi basilari come la protezione dai danni, ma anche in quanto a partecipazione pubblica, responsabilità politica, trasparenza, dibattito e mobilitazione della società civile, tutti elementi chiave che la rendono il sistema migliore per affrontare le sfide ambientali. Ovviamente la realtà è sempre più complessa delle affermazioni valoriali che si trovano nella costituzione e quindi non basta che il governo sia democratico sulla carta perché la natura e i suoi difensori non siano effettivamente sotto attacco. Inoltre, la democrazia stessa non è una panacea e richiede cittadini impegnati e informazioni accurate per funzionare in modo efficace nella protezione dell’ambiente, ma è senza dubbio una buona notizia che la forma di governo migliore per le persone lo sia anche per la natura: un motivo in più per difenderla con decisione.

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