Molino Moras, un molino benefit

Intervista ad Anna Pantanali, sesta generazione di Molino Moras, un’azienda udinese che produce farine di qualità per professionisti e semplici panificatori della domenica. In nome dei valori inseguiti da una vita, oggi è società benefit.

All’inizio del XX secolo, la famiglia Moras già lavorava in mulino proprio a Trivignano Udinese, nel cuore del Friuli Venezia Giulia: il mulino esiste ancora ed è stato preservato il più possibile nelle sue strutture originarie. Una ventina di anni dopo, come attesta un documento del 1923, i Moras riuscirono ad acquistarlo, dando lavoro a tutta la famiglia e, sempre di più, alla gente del posto. Di generazione in generazione, l’attività è arrivata a Vittorio Moras, che ha cominciato ad applicare una prospettiva imprenditoriale, investendo e acquistando grano non solo locale, ma anche dall’estero; fornire farina alle numerose caserme del Friuli degli anni Cinquanta e Sessanta era una garanzia di lavoro sicuro e, quindi, di un certo benessere.

Molino Moras, una storia di famiglia

Vittorio Moras – ci racconta la nipote Anna Pantanali, sesta generazione dell’azienda, che è la responsabile Ricerca&Sviluppo e Marketing di Molino Moras – è rimasto l’asse su cui Molino Moras ha poggiato molto a lungo, affiancato dai figli, tra cui Nicoletta, la madre di Anna che oggi è l’Amministratrice Delegata. Negli anni 2000 il Molino è diventato una srl, con le quote divise tra i figli di Vittorio, mentre la tecnologia continuava ad apportare novità, permettendo di ridurre in proporzione la presenza dei mugnai, mentre aumentavano le componenti tecniche, il controllo qualità, l’ufficio acquisti, il commerciale e l’area organizzativa.
Queste novità si sono meglio strutturate con l’arrivo di Anna e della sorella Sara in azienda, nel 2010. Ci racconta Anna: «Io ho portato la componente di marketing che prima sostanzialmente mancava, mia sorella la strategia più commerciale». L’innovazione, d’altronde, ha sempre fatto parte del DNA aziendale, ad esempio con la commercializzazione di sacchi di farina da 25 kg in un’epoca in cui tutti gli altri mulini li facevano di 50 kg.

Nel difficile periodo post-crisi 2008, in cui i mulini hanno subito le oscillazioni del prezzo del grano, Molino Moras ha affrontato grosse difficoltà che hanno spinto i vertici aziendali a rimettere tutto in discussione. Tanti competitor, non solo i più piccoli, sono rimasti schiacciati e oggi quello dei Moras è l’unico molino di dimensioni medie rimasto nell’intera provincia di Udine, mentre nelle province limitrofe ci sono molini di proprietà di grossi gruppi che fatturano anche dieci volte i 2 milioni che Molino Moras fattura annualmente in media.

Oggi la situazione internazionale pone nuove difficoltà, con l’aumento sia del grano che dell’energia, cioè le prime due voci di spesa per un mulino, che di per sé è un’azienda energivora. Fortunatamente, alcune scelte compiute nel post-2008 permettono a Molino Moras di reggere: la stessa Anna, ad esempio, ha voluto il contributo di consulenti esterni, che hanno permesso di individuare i punti di forza dell’azienda, sui quali puntare, e le criticità da affrontare, e hanno aiutato la dirigenza a gestire il personale. Un altro mutamento della struttura aziendale è stata la decisione, non indolore, di cambiare il proprio mercato: nel 2011 Molino Moras ha spostato la sua clientela dai fornai – perdendo con essi quintali di venduto sicuro, ma anche tanti problemi di pagamenti – per concentrarsi sul settore Ho.Re.Ca. e in particolare sulle pizzerie. «La mamma, poi, ha preso in mano l’azienda diventandone l’AD: era una grossa novità che alla testa ci fosse una donna; già la mia bisnonna gestiva la cassa e le relazioni commerciali, per cui la presenza femminile c’è sempre stata, ma certo anche a livello formale il fatto che siano delle donne a guidare un’azienda e in particolare un mulino a volte viene preso in modo ostile».

Non si vive di solo pane: i progetti nel sociale

Nell’impossibilità per Molino Moras di fare investimenti per conto proprio, questi primi decenni del 2000 hanno spinto la famiglia a partecipare a dei bandi di finanziamento. «Contestualmente abbiamo avviato progetti in collaborazione con altre realtà locali», racconta Anna, parlandoci di un punto fermo – pur con le diverse declinazioni assunte nel corso del tempo – della storia del Molino: il legame con il territorio, delle relazioni e del contributo alla società.
Anna: «Mio nonno ha sempre voluto essere utile alla società, al territorio, alle associazioni. È qualcosa in cui tutti noi crediamo profondamente: le aziende secondo noi hanno un ruolo importante, devono dare un esempio virtuoso».

Nel 2017 è arrivata una collaborazione molto importante con l’Istituto Superiore di Sanità, per il quale Molino Moras è diventato un mulino-laboratorio per mettersi al servizio della raccolta dati e delle analisi durate tre anni per indagare gli effetti sulla salute di una farina con livelli di micotossine sensibilmente inferiori ai limiti consentiti dalla normativa europea; questa, infatti, ad eccezione del baby food, fissa dei livelli di sicurezza per le micotossine nelle farine che sono tarati sull’organismo di un uomo adulto di 80 kg e che sono dannosi per un bambino tra i 3 e i 10 anni, se si considerano le assunzioni quotidiane di pasta da un lato e pane, biscotti e cracker dall’altro. È emerso che producendo farine con una certa quantità di contaminanti in meno, come quelle di Molino Moras, i livelli assunti di micotossine sono sensibilmente sotto le soglie di tolleranza e il prodotto è quindi più salutare, per tutti. Da quella ricerca è nata anche una linea di farine: Amorbimbi.

«È questo che muove la nostra azienda: fare del bene. La qualità che portiamo nella nostra farina non è richiesta dal mercato, che non ha ancora questa sensibilità, ma noi ci crediamo, seguiamo logiche non di massa ma di qualità». Il valore del prodotto, che magari costa di più di quello medio da supermercato, ma che è davvero nutriente, è tra i punti a cui Molino Moras oggi tiene in particolare; «Far comprendere cosa c’è dietro il costo del pacco di farina, investire in consapevolezza alimentare, il comunicare cosa significhi alimentarsi bene. Sul tema delle farine e dell’alimentazione in genere c’è anche tanta disinformazione: attraverso il nostro lavoro, le iniziative dei nostri punti vendita o gli incontri a cui partecipiamo o che organizziamo noi, vogliamo fare informazione».

…e alla fine arriva la società benefit

L’ultima tappa (solo in ordine di tempo) è un po’ il naturale punto d’arrivo di un’evoluzione di decenni dell’azienda: la trasformazione in società benefit, compiuta nel 2022 al termine di un percorso di tanti anni iniziato nel 2010. Racconta ancora Anna: «Abbiamo deciso di entrare in Anima Impresa, un’associazione di aziende che credono nell’importanza di creare valore uscendo dalla logica del profitto, per portare avanti una riflessione sul nostro agire quotidiano e le sue conseguenze sull’oggi, sul domani e sulle generazioni future. Nel 2019 abbiamo realizzato il nostro documento sociale assieme ai ragazzi dell’Alternanza Scuola-Lavoro con cui abbiamo lavorato sui temi dell’Agenda 2030, che abbiamo inserito anche nel nostro bilancio di sostenibilità; quest’anno pubblicheremo la nostra prima relazione d’impatto come società benefit».

È la formalizzazione di un impegno preesistente che prende forma anche attraverso la collaborazione con cooperative sociali per la realizzazione delle etichette delle farine o il sostegno, nel 2019, a un progetto contro la violenza sulle donne, Mai Più Barbablù, che è stato portato anche nelle scuole. «Una professoressa che ha aderito ha poi avviato dei corsi di leadership al femminile, per i quali mi ha chiamato a portare la mia esperienza» ricorda Anna. Si tratta di progetti collaterali al lavoro di Molino Moras e alle sue farine, e – anche se in questa fase difficile non si può permettere di finanziare tanti progetti – la partecipazione e la voglia di contribuire e di creare legami non viene mai meno, anche perché da una nuova conoscenza, da una comunanza di valori possono nascere nuovi progetti e nuove collaborazioni, aspetti nei cui confronti il Molino è sempre aperto.

Per una nuova definizione di successo

«Il successo per me non è qualcosa di puramente economico, ma riguarda la crescita personale. Il successo è fare qualcosa di buono». Oggi questo significa anche ridurre il proprio impatto ambientale, e non solo di facciata, come spesso accade; il tema delle società benefit inizia ad avere molto piede, ma secondo Anna se viene perseguito solo per moda è vuoto; servono un percorso e una maturità che Molino Moras è felice di avere. «Noi non vendiamo più farina per il fatto di essere una società benefit: le nostre pizzerie hanno bisogno di materia prima buona, non gli cambia niente che noi partecipiamo a progetti sociali o misuriamo le nostre emissioni; certo, oggi iniziano a esserci anche le aziende che si rivolgono a noi anche perché condividono i nostri valori, ma resta un lavoro – anche di sensibilizzazione – molto difficile». Lo è quello, ad esempio, di comunicare con gli agricoltori, il cui lavoro comporta circa l’85% delle emissioni totali legate all’attività del mulino.
«Può essere frustrante, come ancora può esserlo riscontrare ostilità da parte di chi si stupisce di vedere una donna al vertice dell’azienda, ma «per me è importante continuare a parlarne – conclude Anna – e spero che questo porti gradualmente a una sensibilizzazione anche degli altri attori coinvolti nella nostra filiera. È un lavoro lungo, ma a noi di Molino Moras piace e ci crediamo, quindi continuiamo a farlo».

Per approfondire: bilancio di sostenibilita 2021 di Molino Moras

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