Vestiaire Collective. Lunga vita alla moda (etica)

La moda etica prende sempre più piede. Ecco le scelte, anche drastiche, fatte da Vestiare Collective.

Con questo augurio si presenta Vestiaire Collective, la più famosa piattaforma dedicata alla rivendita di abbigliamento e accessori di lusso di seconda mano. Fondata nel 2009 a Parigi, è un’azienda certificata B-Corp che opera in 80 paesi e si impegna a promuovere la moda circolare come alternativa alla sovrapproduzione, al consumo eccessivo e agli sprechi. La sua missione è adeguare l’industria della moda a un futuro più sostenibile, e recentemente ha adottato misure drastiche per limitare la circolazione di capi che non condividono la sua filosofia.

Fast fashion al bando

In due momenti diversi, a novembre 2022 e esattamente un anno dopo, Vestiaire Collective ha bandito una lunga lista di marchi di fast fashion dal proprio catalogo. Questa operazione si inserisce in un piano triennale volto ad azzerare entro il Black Friday 2024 la presenza di capi che non rispettano i criteri dall’e-seller.
Dopo una prima censura di 33 nomi celebri della moda a basso costo (inclusi Shein, Tezenis, Asos e TopShop), ne sono stati eliminati altri 30, tra cui Zara, H&M, Gap, Mango, Uniqlo, Abercrombie & Fitch, Bershka, Oysho, Piazza Italia, American Apparel e Tally Weijl.
L’aspetto sorprendente di questa presa di posizione è che non ha allontanato i clienti colpiti dal divieto. Si stima infatti che il 70% di utenti che avevano acquistato i brand non più disponibili siano comunque tornati sul portale per acquistare articoli di qualità migliore.

Cinque criteri per individuare il fast fashion

L’industria della moda produce ogni anno 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, e purtroppo resistono cattive pratiche che alimentano una produzione fuori misura e il conseguente sovraconsumo. L’impatto è considerato non solo a livello ambientale, ma anche sociale. Perché per cambiare l’industria bisogna operare a livello di mentalità di acquisto.
Per garantire la trasparenza della sua strategia, Vestiaire Collective ha stilato una breve lista di caratteristiche che definiscono in maniera chiara che cosa rientri nella categoria del fast fashion.
In pratica, le aziende che ricadono in questi criteri non possono avere accesso al loro e-shop.

  • prezzo basso (stima del prezzo medio, considerando anche la componente della riparabilità)
  • tasso di ricambio elevato (numero stimato di collezioni o di nuovi articoli in uscita ogni anno)
  • ampiezza della gamma di prodotti (numero di articoli disponibili in un determinato momento)
  • velocità della messa in vendita (tempo per completare il ciclo produttivo, dalla fase di progettazione alla disponibilità del prodotto in negozio)
  • forte intensità promozionale (frequenza e intensità delle promozioni di vendita).

Seconda mano, prima scelta

In occasione dello scorso Black Friday, una giornata improntata all’acquisto compulsivo, il CEO del portale, Maximilian Bittner, ha lanciato un appello per trasformarlo in un “Better Friday”, invitando i consumatori a riflettere sulla necessità di comperare oggetti di cui in fondo non hanno (e non abbiamo) bisogno.
Invece che promuovere gli articoli in vendita sulla piattaforma, Vestiaire Collective ha occupato i suoi canali digitali con la campagna Think first, buy second: grazie all’intelligenza artificiale, ha creato video e immagini in realtà aumentata che mostrano montagne di indumenti che insidiano i luoghi più riconoscibili del nord del mondo, dal Colosseo alla Torre Eiffel, passando per Times Square.

Questi annunci avevano l’obiettivo di creare consapevolezza sulle discariche tessili che purtroppo già distruggono gli ecosistemi di alcune zone desertiche.
Il messaggio era accompagnato da una call to action: scegliere se impegnarsi ad acquistare prodotti di seconda mano solo durante il Black Friday, fino alla fine dell’anno, per tutta la durata del 2024 oppure se scegliere questo metodo di consumo per il resto della vita.
Speriamo che sempre più persone vogliano spostare i risultati sul lungo periodo.

PIù POPOLARI

scarti ciliegie

Barbara Vecchi, con ciliegie e data science rivoluziono la cosmesi

L'imprenditrice di Vignola mette al centro della sua idea di cosmesi green la valorizzazione del territorio, sfruttando gli scarti delle ciliegie.
korian italia

Korian Italia, la prima azienda socio-sanitaria a diventare società benefit

La popolazione italiana è la seconda più vecchia al mondo, la sanità pubblica arranca, i problemi psichiatrici sono in aumento, le persone sole pure:...
neom

NEOM, il folle progetto di una megalopoli sostenibile nel deserto

Nel 2017, il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman ha annunciato NEOM, un progetto utopistico e apparentemente folle di una megalopoli nel deserto...
forest bathing

Forest bathing e forest therapy, cosa sono e perché sono differenti

Cos’è il forest bathing? Forest bathing è la traduzione inglese del termine giapponese 'shinrin-yoku'. In italiano il termine inglese è molto utilizzato, ma a volte...
impatto ambientale guerra in Ucraina

L’impatto ambientale della guerra

Ogni guerra provoca danni all’uomo e all’ambiente. Parlare dell’impatto ambientale di una guerra non è facile, pensando alle persone che hanno perso la vita,...